Manutentori, saldatori, installatori, meccanici e operatori specializzati: nel cuore industriale d’Italia il mismatch tra domanda e offerta diventa una questione di competitività. Assolombarda fotografa difficoltà elevate nel reperimento dei profili tecnici. La prossima frontiera può essere formarli prima, anche nei Paesi terzi.
La fotografia del cuore produttivo
Le macchine possono essere nuove, gli stabilimenti automatizzati, gli investimenti milionari e le commesse sufficienti a riempire il portafoglio ordini per mesi. Poi, però, qualcuno quelle macchine deve saperle utilizzare, installare e riparare quando si fermano. Ed è proprio lì che anche la locomotiva industriale italiana comincia a incontrare qualche difficoltà. In Lombardia la questione delle competenze tecniche sta progressivamente uscendo dagli uffici delle risorse umane per entrare nella strategia delle imprese: quando una professionalità manca occasionalmente si può parlare di recruiting, quando la stessa figura viene cercata contemporaneamente da decine di aziende si comincia a parlare di sistema. I numeri raccolti da Assolombarda aiutano a comprendere la dimensione del fenomeno. Nel territorio di Pavia, nel corso del 2025, sono stati pubblicati oltre 5 mila annunci rivolti a operai specializzati e conduttori di impianti e proprio tra i profili tecnici emergono alcune delle maggiori difficoltà di reperimento. Manutentori elettrici ed elettronici, manutentori di macchinari, saldatori, assemblatori e altre figure legate alla produzione industriale sono sempre più preziosi. Allargando lo sguardo al quadrilatero Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, il problema rimane evidente. Il punto non è che siano improvvisamente scomparsi i lavoratori: è cambiata la fabbrica e, insieme alla fabbrica, sono cambiate le competenze richieste. Il manutentore ne è forse l’esempio migliore. Una volta significava soprattutto meccanica, oggi può voler dire elettronica, sensoristica, automazione, diagnostica e lettura degli schemi. Poi ci sono saldatori specializzati, installatori elettromeccanici, operatori CNC, attrezzisti e tecnici della produzione. Professionalità che non si improvvisano. E se occorrono mesi per prepararle, iniziare a cercarle quando il posto è già scoperto significa essere arrivati tardi.
Prima conoscere il bisogno, poi costruire la professionalità
Non è casuale che Assolombarda abbia sviluppato un Desk Competenze e Professionalità, pensato per accompagnare le aziende nell’analisi dei fabbisogni e nell’individuazione delle competenze e dei percorsi formativi necessari. Il prossimo 10 novembre è previsto anche un appuntamento dedicato alla presentazione del Desk e degli strumenti messi a disposizione delle imprese. Il principio è interessante: prima conoscere il bisogno, poi costruire la risposta. Ma cosa accade quando, individuata la professionalità necessaria, quella persona continua a non essere disponibile sul mercato nazionale? È qui che può aprirsi un secondo livello. I programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi previsti dall’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nel quadro rafforzato dal Decreto Cutro, consentono di guardare oltre i confini nazionali con una logica profondamente diversa dal semplice recruiting internazionale. L’azienda non dovrebbe ricevere un elenco di candidati disponibili sperando di trovare quello giusto. Dovrebbe essere l’impresa stessa, idealmente, a scrivere il primo rigo del programma formativo: “Mi servono manutentori capaci di fare questo”, “ho bisogno di saldatori che conoscano queste lavorazioni”, “cerco operatori CNC con queste competenze”. Da lì può iniziare la selezione nel Paese terzo e, successivamente, la preparazione professionale, linguistica e civica necessaria. Il percorso assume così una direzione precisa: fabbisogno italiano → selezione nel Paese terzo → formazione pre-partenza → ingresso legale → assunzione.
Dalla singola azienda alla filiera: costruire oggi le competenze di domani
In Lombardia, però, esiste una possibilità ancora più interessante: l’aggregazione del fabbisogno. Un’impresa può avere bisogno di cinque manutentori, un’altra di tre, una terza di sette. Se le competenze richieste sono compatibili, quindici ricerche separate possono trasformarsi in un unico progetto formativo. Ed è qui che il ruolo delle associazioni datoriali può diventare determinante: non soltanto rappresentare le aziende, ma intercettare una necessità comune e trasformarla in programmazione. È anche la logica sulla quale SIA Servizi attraverso Road To Italy® sta lavorando: partire dalle esigenze delle imprese italiane per verificare la possibilità di selezionare e formare nei Paesi terzi le professionalità richieste. Non un catalogo di persone da collocare, dunque, ma competenze da costruire. Perché il vero paradosso della regione industrialmente più forte d’Italia potrebbe essere proprio questo: non la mancanza di lavoro, ma la difficoltà nel trovare abbastanza persone preparate per svolgerlo. La tecnologia trasformerà molte mansioni, ma una fabbrica sempre più automatizzata non elimina necessariamente il tecnico: spesso ne aumenta il valore. Per questo bisogna conoscere oggi le professionalità che serviranno domani e, quando il mercato interno non riesce più a offrirne abbastanza, avere la capacità di allargare lo sguardo. Non semplicemente per cercare lavoratori più lontano, ma per cominciare a costruire più lontano le competenze che serviranno qui.




