Le imprese cercano 539mila lavoratori, ma quasi uno su due è introvabile: il paradosso italiano che frena la crescita

Il nuovo bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro fotografa una domanda occupazionale in ripresa, ma il 43,6% dei profili risulta difficile da reperire. Dalla meccanica alle lavorazioni industriali, il problema non è soltanto assumere: è trovare le competenze necessarie. E per le aziende si apre la prospettiva della formazione nei Paesi terzi.

Il lavoro riparte, ma le imprese continuano a cercare personale che non trovano

Le aziende cercano, il mercato risponde soltanto in parte. Da un lato tornano a crescere le opportunità occupazionali, dall’altro rimane una difficoltà che rischia di rallentare produzione, investimenti e competitività: trovare lavoratori con le competenze richieste.

È il paradosso fotografato dal nuovo bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, pubblicato il 19 ottobre 2026. Le imprese italiane programmano 539.080 ingressi nel solo mese di ottobre, con un incremento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Guardando al trimestre ottobre-dicembre, le entrate previste raggiungono quasi 1,35 milioni.

Numeri che restituiscono l’immagine di un sistema produttivo ancora alla ricerca di nuove risorse. Ma dietro la crescita della domanda emerge una contraddizione difficile da ignorare: il 43,6% delle figure ricercate presenta difficoltà di reperimento.

La percentuale è in diminuzione rispetto alle precedenti rilevazioni, ma rimane elevata. Nel 25,6% delle entrate programmate il problema principale è la mancanza di candidati, mentre nel 13,6% dei casi le imprese segnalano una preparazione non adeguata alle proprie esigenze.

Una distinzione importante. Perché non sempre il problema è l’assenza di persone disponibili a lavorare. Talvolta sono le competenze possedute dai candidati a non coincidere con quelle richieste dalle aziende.

A trainare la domanda sono soprattutto i servizi, che concentrano il 65,3% degli ingressi programmati, seguiti dall’industria, comprese le costruzioni, con il 26,1%, e dal settore primario con l’8,6%.

Il turismo e la ristorazione, con circa 94.500 entrate previste, si confermano tra i comparti più dinamici. Crescono anche le opportunità nelle industrie alimentari, meccaniche ed elettroniche.

Eppure, proprio mentre il lavoro torna a muoversi, per molte imprese resta difficile individuare le professionalità necessarie.

Tecnici e operai specializzati, il mercato mostra i suoi punti deboli

Il dato più significativo non riguarda soltanto il numero delle assunzioni, ma la natura delle competenze ricercate.

Secondo Excelsior, nel 64,3% dei casi le aziende richiedono un’esperienza professionale specifica o maturata nello stesso settore. Una condizione che restringe il bacino dei candidati disponibili e rende più complessa la selezione.

Tra le figure più difficili da reperire emergono i tecnici in campo ingegneristico, con una criticità del 72%, e alcune professionalità operaie e specialistiche legate alle attività estrattive, alla navigazione e alle lavorazioni manifatturiere, dove le difficoltà raggiungono percentuali ancora più elevate.

È un quadro che interessa direttamente il mondo industriale. La disponibilità di macchinari, commesse e investimenti non basta se mancano le persone capaci di far funzionare gli impianti, gestire le lavorazioni e assicurare continuità produttiva.

La geografia delle assunzioni conferma inoltre il peso delle principali economie regionali: Lombardia con 99.140 ingressi programmati, Lazio con 58.540 e Campania con 50.050 guidano la graduatoria nazionale.

Ma il fabbisogno non riguarda soltanto i grandi poli industriali. La difficoltà di reperire competenze attraversa territori, distretti e filiere differenti.

Un altro dato merita attenzione: il 23,6% delle entrate previste è destinato a lavoratrici e lavoratori stranieri. Un segnale di quanto il contributo della manodopera internazionale sia già presente nelle strategie occupazionali delle imprese italiane.

La questione, allora, cambia prospettiva. Non basta domandarsi dove trovare nuovi lavoratori. Occorre capire come preparare le competenze di cui le aziende avranno bisogno nei prossimi mesi e negli anni successivi.

Dai Paesi terzi una risposta possibile: formare prima di assumere

Quando la ricerca di personale specializzato non produce risultati, continuare a utilizzare esclusivamente gli stessi strumenti può non essere sufficiente.

È qui che la formazione professionale assume un ruolo strategico, anche attraverso percorsi sviluppati al di fuori dei confini nazionali.

L’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nell’ambito della disciplina rafforzata dal Decreto Cutro, consente di organizzare specifici programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi, collegati alla possibilità di un successivo ingresso legale in Italia per lavoro subordinato, al di fuori delle quote ordinarie del Decreto Flussi, nel rispetto delle condizioni previste.

Il principio è quello di ribaltare il modello tradizionale di reclutamento: non cercare soltanto candidati già pronti, ma partire dalle esigenze dell’impresa, individuare le persone da preparare e costruire un percorso formativo coerente con le mansioni richieste.

È su questa impostazione che si sviluppa Road To Italy®, progetto promosso da SIA Servizi, che mette in relazione il fabbisogno delle aziende italiane con attività di selezione e formazione nei Paesi terzi, finalizzate al successivo inserimento lavorativo.

Perché il modello funzioni, serve una condizione essenziale: un’esigenza occupazionale reale e un’impresa interessata ad assumere. La formazione deve essere progettata in funzione delle competenze richieste e inserita in un percorso conforme alla normativa.

Anche le associazioni di categoria possono svolgere un ruolo importante, raccogliendo le necessità di più aziende e favorendo programmi condivisi.

Il bollettino Excelsior non indica una soluzione unica al problema del reperimento del personale. Ma i numeri suggeriscono una riflessione difficile da eludere.

Se quasi un lavoratore su due è difficile da trovare, forse il mercato del lavoro italiano deve imparare non soltanto a cercare competenze, ma anche a costruirle.

E quando quelle competenze non sono immediatamente disponibili in Italia, la formazione internazionale può diventare una delle strade da percorrere.