Associazioni datoriali, industria e servizi guardano al reclutamento internazionale. Dal Lazio alla Lombardia, passando per i grandi cantieri ambientali, emergono nuovi segnali di interesse. L’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione può offrire una risposta strutturata, ma servono progetti costruiti sulle reali esigenze delle aziende.
C’è un’Italia che continua a cercare competenze. Le cerca nelle fabbriche, nei cantieri, negli impianti industriali, nei magazzini e nelle infrastrutture. Le cerca per sostenere la produzione, garantire la manutenzione, accompagnare investimenti e trasformazioni tecnologiche. E sempre più spesso si trova davanti a una domanda che non può essere rinviata: dove trovare i professionisti di cui le imprese hanno bisogno?
La risposta non può essere affidata soltanto alla pubblicazione di un annuncio di lavoro. Richiede programmazione, conoscenza dei fabbisogni e capacità di costruire percorsi formativi che preparino le persone prima del loro inserimento in azienda.
È in questa prospettiva che acquistano significato alcune iniziative emerse negli ultimi giorni dal mondo associativo italiano.
Dal Lazio, un segnale concreto arriva da CNA Latina, che ha attivato un servizio di assistenza alle imprese interessate ad assumere lavoratori stranieri nell’ambito del Decreto Flussi 2027. Un’attività che testimonia l’attenzione delle organizzazioni datoriali verso le procedure di ingresso regolare e il rapporto tra domanda di lavoro e disponibilità di personale.
Il servizio riguarda il sistema ordinario delle quote, ma apre una riflessione più ampia: per le aziende che cercano professionalità specifiche, la questione non è soltanto ottenere un’autorizzazione all’ingresso. È individuare lavoratori con competenze adeguate, prepararli alle caratteristiche del sistema produttivo italiano e accompagnarne l’inserimento.
La formazione, dunque, diventa il vero punto di partenza.
Dalle fabbriche ai grandi cantieri, il valore delle professionalità tecniche
Un secondo segnale arriva dal settore ambientale e infrastrutturale.
Il 23 ottobre Assoreca, associazione del sistema confindustriale attiva nei servizi ambientali, energetici e della sicurezza, ha dato notizia di un confronto con rappresentanti di Fintecna, Leonardo Global Solutions e Rete Ferroviaria Italiana.
Al centro dell’incontro, le prospettive del mercato ambientale italiano: bonifiche, gestione dei siti contaminati, grandi opere, manutenzione e servizi tecnici qualificati.
Secondo le valutazioni diffuse dall’associazione, gli investimenti dei prossimi anni potranno alimentare una domanda crescente di servizi specializzati. Una prospettiva che pone inevitabilmente anche il tema della disponibilità delle competenze necessarie per realizzarli.
Non si tratta di un annuncio di assunzioni, ma di un’indicazione significativa sull’evoluzione di un comparto nel quale capacità tecniche, formazione e sicurezza assumono un ruolo determinante.
Dal 3 al 6 novembre Assoreca sarà presente a Ecomondo, a Rimini, dove il confronto tra imprese e operatori potrà contribuire a definire ulteriormente le sfide del settore.
Brescia, le imprese e la ricerca di competenze oltre i confini
Anche la Lombardia offre uno spunto importante.
Dal 5 al 7 novembre, al Brixia Forum, la manifestazione Domani Lavoro 2026 riunirà aziende, associazioni e operatori del mercato occupazionale.
Nel programma trovano spazio Confindustria Brescia, il Cluster Lombardo della Mobilità e diversi appuntamenti dedicati alle competenze industriali e alla trasformazione delle professioni.
La Provincia di Brescia presenterà inoltre il servizio EURES, dedicato alla mobilità professionale europea e alle possibilità offerte alle imprese che intendono ampliare la ricerca di candidati oltre i confini nazionali.
EURES opera in un quadro distinto rispetto all’ingresso di lavoratori provenienti da Paesi terzi. Tuttavia, l’attenzione alla mobilità internazionale mette in evidenza una questione comune: le imprese devono poter raggiungere professionalità che non sempre riescono a individuare nel mercato del lavoro locale.
Il Decreto Cutro e una strada che parte dai Paesi d’origine
In questo scenario si inserisce il quadro normativo dell’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, modificato dal cosiddetto Decreto Cutro.
La disposizione disciplina programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi d’origine. Per i lavoratori che completano tali percorsi, nel rispetto delle condizioni previste, è possibile accedere a uno specifico canale di ingresso per lavoro in Italia al di fuori delle quote ordinarie del Decreto Flussi.
Il principio è rilevante: non attendere semplicemente che il lavoratore arrivi in Italia per avviare la preparazione, ma costruire un percorso prima della partenza, collegando le competenze da acquisire alle effettive necessità delle imprese.
Un modello che richiede naturalmente il coinvolgimento dei soggetti competenti, programmi conformi alla normativa, aziende disponibili all’assunzione e un’organizzazione capace di seguire le diverse fasi del processo.
Non una scorciatoia burocratica, dunque, ma un investimento nella qualità dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Road To Italy e SIA Servizi: costruire il collegamento tra imprese e competenze
È su questa impostazione che si sviluppa il progetto Road To Italy®, in collaborazione con SIA Servizi.
L’obiettivo è costruire percorsi che partano dall’individuazione dei fabbisogni delle aziende italiane e proseguano con la selezione e la formazione di lavoratori qualificati nei Paesi terzi, fino al possibile ingresso regolare e all’assunzione in Italia, nel rispetto delle procedure applicabili.
Una prospettiva che può coinvolgere settori differenti: dalla metalmeccanica all’edilizia, dall’impiantistica alla logistica, dalla manutenzione industriale all’energia.
Il ruolo delle associazioni datoriali diventa particolarmente importante. Attraverso il dialogo con le imprese associate è possibile individuare necessità comuni, aggregare fabbisogni professionali compatibili e valutare programmi formativi capaci di rispondere a esigenze effettive.
Perché il punto non è soltanto trovare lavoratori. È prepararli a svolgere determinate professioni, offrendo alle aziende maggiore consapevolezza delle competenze disponibili e ai candidati un percorso trasparente verso l’occupazione.
La sfida dei prossimi anni
Le iniziative di Latina, Brescia e del comparto ambientale raccontano realtà diverse, ma contribuiscono a delineare uno scenario nel quale il tema delle competenze resta centrale.
Non tutte queste iniziative riguardano direttamente l’articolo 23. E non ogni difficoltà di reperimento può essere risolta attraverso il reclutamento internazionale.
Ma quando esiste un fabbisogno professionale preciso, condiviso da imprese pronte ad assumere, la possibilità di organizzare formazione nei Paesi d’origine può diventare uno strumento da valutare concretamente.
Il futuro del lavoro passa anche da qui: dalla capacità di trasformare la distanza geografica in un collegamento professionale, costruito su regole, preparazione e opportunità reciproche.
Perché i ponti più solidi tra i Paesi non sono soltanto quelli che uniscono i mercati. Sono quelli che permettono alle competenze di incontrare il lavoro.





