Centri professionali, tecnici specializzati, trasformazione alimentare e miliardi di investimenti per modernizzare la filiera zootecnica. La Costa d’Avorio sta costruendo competenze. L’Italia, intanto, rafforza i rapporti industriali con Abidjan. Manca ancora un tassello: aziende italiane disposte a trasformare quelle professionalità in un fabbisogno occupazionale concreto. Il Decreto Cutro offre la strada per farlo: selezione e formazione nel Paese africano, ingresso legale fuori quota e successiva assunzione in Italia.
La Costa d’Avorio non vuole più soltanto produrre. Vuole trasformare
La fotografia sta cambiando. La Costa d’Avorio ha avviato un programma preparatorio destinato a sostenere un piano capace di catalizzare oltre 2.300 miliardi di franchi CFA di investimenti privati nella filiera zootecnica. Ma dietro agli investimenti sta crescendo qualcosa di ancora più interessante per Road To Italy: la formazione. Il CAS-BOVINE di Panya è stato concepito anche per preparare allevatori e tecnici specializzati; il Centro di Formazione Sidi Tiémoko Touré ha già formato oltre 800 persone nelle attività legate alla trasformazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti ittici. Non sono ancora lavoratori preparati per l’Italia. Sono però la prova che il Paese sta costruendo un’infrastruttura professionale sulla quale possono innestarsi nuovi percorsi.
Dalla formazione ivoriana alla domanda italiana
E qui bisogna cambiare direzione alla freccia. Non chiedersi quanti ivoriani vogliano venire in Italia. Chiedersi quali imprese italiane abbiano bisogno di professionalità che potrebbero essere selezionate e preparate in Costa d’Avorio. Addetti alla trasformazione alimentare, tecnici della refrigerazione, manutentori, operatori specializzati delle filiere agroindustriali: i profili devono nascere dal fabbisogno italiano, non dalla fantasia editoriale. Il rapporto industriale sul quale lavorare esiste già: Ambasciata e ICE hanno recentemente messo in contatto operatori italiani e ivoriani anche nella filiera avicola. Il passaggio successivo può essere utilizzare l’articolo 23 per costruire programmi professionali e civico-linguistici specificamente calibrati sulle assunzioni richieste dalle imprese italiane.
Road To Italy, manca un solo anello. Ma è quello decisivo
La Costa d’Avorio c’è. I centri di formazione ci sono. Le relazioni con il sistema produttivo italiano stanno crescendo. La norma italiana esiste. Manca l’azienda. O meglio: bisogna trovarla. È questa la missione che trasforma Road To Italy da osservatore a costruttore di percorsi. Un’impresa italiana dice: mi servono dieci persone con queste competenze. Da lì può partire tutto il resto. Selezione in Costa d’Avorio. Formazione professionale. Italiano. Sicurezza. Educazione civica. Programma ex articolo 23. E, completato positivamente il percorso e ottenute le autorizzazioni previste, ingresso legale e assunzione in Italia. Non persone alle quali cercare un lavoro. Un lavoro per il quale preparare le persone. È una differenza di poche parole. Ma dentro quelle parole c’è tutto il senso del Decreto Cutro che Road To Italy vuole provare a trasformare in realtà.





