Niente click day: l’Italia costruisce una seconda porta per il lavoro che arriva dall’estero

Mentre il Decreto Flussi continua a distribuire quote, un altro sistema sta crescendo lontano dai click day. Formazione nei Paesi terzi, ingresso fuori quota, nulla osta durante tutto l’anno, curriculum nel SIISL e contratto digitale: l’articolo 23 comincia ad assomigliare sempre meno a un’eccezione e sempre più a una filiera alternativa per portare competenze nelle imprese italiane.

Una porta che non apre una volta l’anno

Per capire cosa sta cambiando bisogna dimenticare per un momento il Decreto Flussi. Non perché scompaia, ma perché non è più l’unica lente attraverso la quale osservare l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia. L’articolo 23 consente ai cittadini di Paesi terzi che hanno completato programmi professionali e civico-linguistici approvati dal Ministero del Lavoro di essere assunti fuori dalle quote. Il datore può presentare la domanda in qualunque momento dell’anno attraverso il modello LFE.
Intanto la geografia del sistema si allarga. Nell’elenco ministeriale compaiono programmi in Albania, Bangladesh, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, India, Libano, Moldavia, Senegal, Siria, Tunisia e molti altri Paesi. Le professionalità vanno dai saldatori ai muratori, dagli elettricisti ai meccanici, dagli operatori aeroportuali ai lavoratori del turismo. La frontiera rimane geografica. Il mercato del lavoro comincia invece ad attraversarla prima delle persone.

Dal corso al curriculum, dal curriculum all’impresa

È qui che i diversi interventi degli ultimi anni cominciano a incastrarsi. Il lavoratore viene selezionato e formato all’estero. Una volta completato il programma entra nel circuito che consente l’assunzione fuori quota. La procedura LFE porta alla richiesta di nulla osta. La digitalizzazione riduce i passaggi fisici del contratto di soggiorno. E il collegamento con il SIISL aggiunge il tassello che può diventare decisivo: rendere quella professionalità visibile al sistema produttivo italiano. Non più soltanto una persona autorizzata a entrare, ma un curriculum, una formazione e un mestiere da mettere davanti all’impresa.
È la stessa impostazione sulla quale SIA Servizi ha sviluppato Road To Italy. I programmi già approvati dal Ministero raccontano bene il metodo: ELEC-TI cerca e forma tecnici delle reti elettriche in Albania; M.E.T.A.L. saldatori in Libano; S.T.E.E.L. saldatori in Siria; R.E.B.R.I.C.K. muratori altamente specializzati in Moldavia. Paesi diversi, professionalità diverse, una domanda comune: che cosa manca oggi alle imprese italiane e dove possiamo costruire quella competenza?

Dal flusso alla filiera

La differenza è tutta in due parole. Flusso e filiera. Il flusso misura quante persone possono attraversare una porta. La filiera prova a stabilire cosa deve succedere prima e dopo averla attraversata. È più complessa perché richiede imprese, enti formatori, partner nei Paesi terzi, competenze linguistiche, procedure amministrative e un collegamento reale tra domanda e offerta. Ma proprio questa complessità può diventare il suo punto di forza.
Road To Italy occupa esattamente questo spazio: mettere in fila ciò che, preso separatamente, rischierebbe di rimanere soltanto un insieme di strumenti. Il fabbisogno dell’azienda italiana da una parte. La persona dall’altra. Nel mezzo selezione, formazione, lingua, procedure e accompagnamento. La norma apre il canale; il progetto deve renderlo utilizzabile.
Il Decreto Flussi continuerà a fare notizia con quote, date e click day. Ma sotto quella superficie sta crescendo qualcosa di meno rumoroso e forse più interessante. Non decidere soltanto quante persone far entrare. Cominciare a sapere, prima ancora che partano, quale lavoro verranno a fare.