Martedì 27 ottobre Confindustria Foggia, Gi Group e AIDP Puglia e Basilicata accendono i riflettori sullo skill shortage. La difficoltà di reperire personale specializzato non è più soltanto una questione di selezione: per molte imprese diventa necessario ripensare il modo in cui si formano e si costruiscono le professionalità.
Il lavoro c’è, le competenze non sempre: il paradosso che frena le imprese
Ci sono aziende che investono, ampliano la produzione e cercano di crescere. Poi arriva il momento di assumere. Ed è proprio lì che, troppo spesso, la macchina rallenta. Non perché manchino necessariamente le opportunità di lavoro, ma perché le competenze richieste non coincidono con quelle disponibili sul mercato.
È il problema dello skill shortage, la carenza di professionalità adeguate alle necessità delle imprese, al centro del seminario in programma martedì 27 ottobre, alle 15.30, presso Confindustria Foggia.
L’incontro, organizzato con Gi Group e AIDP Puglia e Basilicata, porta all’attenzione del mondo imprenditoriale una difficoltà che supera i confini territoriali e riguarda una parte significativa del sistema produttivo italiano.
La questione è particolarmente delicata quando le figure ricercate richiedono competenze tecniche specifiche, esperienza operativa o una preparazione che non può essere improvvisata.
Il presidente di Confindustria Foggia, Gianni Salatto, ha richiamato l’attenzione proprio sulle difficoltà delle imprese nel reperire manodopera specializzata.
È una contraddizione che rischia di diventare un ostacolo concreto alla competitività. Perché un’azienda può avere commesse, macchinari e capacità di investimento, ma se non dispone delle persone necessarie per organizzare le lavorazioni, parte del suo potenziale resta inutilizzato.
Il vero problema, allora, non è soltanto quanti lavoratori siano disponibili. È quanti possiedano le competenze che le imprese stanno effettivamente cercando.
Quando il mercato non risponde, la formazione diventa una scelta industriale
Per anni, la ricerca del personale si è basata prevalentemente sull’individuazione di candidati già in possesso delle competenze richieste. Un modello che continua a funzionare per molte posizioni, ma che incontra difficoltà quando la domanda di determinate professionalità supera l’offerta disponibile.
È in questi casi che il rapporto tra impresa e formazione assume un valore strategico.
Non basta pubblicare un annuncio, attendere candidature o moltiplicare i colloqui. Occorre capire quali competenze mancano, quanto tempo sia necessario per acquisirle e quali percorsi possano preparare nuovi lavoratori a svolgere quelle mansioni.
La risposta può passare attraverso il rafforzamento della formazione tecnica, la collaborazione con scuole e ITS Academy, la riqualificazione professionale e programmi costruiti sulle esigenze delle singole filiere produttive.
Ma un altro elemento diventa decisivo: la capacità delle aziende di programmare il proprio fabbisogno occupazionale, anziché affrontarlo soltanto quando una posizione rimane scoperta.
Un’impresa che sa di aver bisogno di tecnici tra sei mesi dispone di un margine di intervento diverso rispetto a quella che comincia a cercarli quando l’attività produttiva è già in difficoltà.
In questo senso, il seminario di Confindustria Foggia rappresenta un’occasione per discutere non soltanto delle criticità del mercato del lavoro, ma anche delle strategie necessarie per affrontarle.
La presenza di un operatore come Gi Group e dei professionisti delle risorse umane di AIDP contribuisce a collocare il tema nel rapporto concreto tra ricerca del personale, organizzazione aziendale e sviluppo delle competenze.
Dalla Puglia ai Paesi terzi: la ricerca del personale può cambiare direzione
Quando le competenze non sono immediatamente disponibili, la ricerca può estendersi oltre i confini nazionali. Ma anche in questo caso occorre distinguere il semplice reclutamento dall’organizzazione di un vero percorso professionale.
È la prospettiva sulla quale lavora Road To Italy®, progetto promosso da SIA Servizi, che mette in relazione le necessità delle imprese italiane con la selezione e la formazione di lavoratori nei Paesi terzi.
Uno degli strumenti normativi disponibili è l’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nell’ambito delle disposizioni rafforzate dal Decreto Cutro.
La disciplina consente, attraverso specifici programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica all’estero, di preparare lavoratori destinati a successivi percorsi di ingresso regolare e assunzione in Italia, al di fuori delle quote ordinarie e nel rispetto dei requisiti previsti.
Il principio è semplice, anche se la realizzazione richiede competenze organizzative, procedure e una precisa pianificazione: partire dalle figure che servono all’impresa, selezionare le persone, formarle sulle competenze richieste e accompagnarle verso l’inserimento lavorativo.
Una possibilità che può diventare particolarmente interessante anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria, capaci di raccogliere fabbisogni simili da più aziende e contribuire a costruire iniziative formative condivise.
Non si tratta di un programma annunciato dal seminario di Confindustria Foggia, ma di una soluzione complementare al problema che l’incontro intende affrontare.
La questione, del resto, non riguarda soltanto la Puglia.
Se il lavoratore specializzato non si trova, forse è arrivato il momento di smettere di cercarlo soltanto dove lo abbiamo sempre cercato. E cominciare a costruire, anche oltreconfine, le competenze di cui le nostre imprese avranno bisogno.





