Al convegno nazionale ASSTRA di Roma il futuro della mobilità si intreccia con una delle difficoltà più concrete del settore: trovare conducenti e personale qualificato. Tra ricambio generazionale, innovazione e nuove competenze, cresce la necessità di ripensare anche i percorsi di formazione e reclutamento.
Il paradosso della mobilità: investire nei mezzi non basta più
Si possono acquistare autobus di ultima generazione, rinnovare le flotte, progettare collegamenti più efficienti e investire nella mobilità sostenibile. Ma alla fine, per mettere in strada un mezzo, serve qualcuno che sappia guidarlo.
È uno dei paradossi che accompagnano il trasporto pubblico locale italiano, un settore chiamato a modernizzarsi mentre deve affrontare difficoltà nel reperimento di conducenti e altre figure professionali.
Il tema è entrato nel confronto del 20° Convegno nazionale ASSTRA, svoltosi a Roma il 21 e 22 ottobre, dedicato alle risorse, al lavoro e all’innovazione come elementi decisivi per il futuro del trasporto pubblico.
La questione non riguarda soltanto la disponibilità di autisti. Coinvolge anche la capacità delle aziende di attrarre nuovi lavoratori, accompagnare il ricambio generazionale e formare professionalità adeguate a mezzi e sistemi di gestione sempre più tecnologici.
Il trasporto pubblico, infatti, è un servizio essenziale. Quando manca personale, il problema non rimane confinato all’organizzazione aziendale: può riflettersi sulla capacità di programmare e garantire i collegamenti per cittadini, studenti e lavoratori.
La sfida non è soltanto avere autobus più moderni. È assicurarsi che ci siano persone preparate a farli funzionare.
Patenti, qualifiche e nuove tecnologie: perché trovare conducenti è complicato
Diventare conducente professionale richiede un percorso preciso. Non basta possedere una patente ordinaria: occorrono i titoli di guida previsti, le abilitazioni professionali e il rispetto delle condizioni necessarie per svolgere il servizio.
Per il trasporto di persone, tra i requisiti centrali figurano la patente della categoria appropriata e la Carta di Qualificazione del Conducente (CQC), secondo la disciplina applicabile.
Sono passaggi indispensabili per la sicurezza, ma comportano tempi, formazione e costi che possono incidere sull’accesso alla professione.
A questo si aggiungono le caratteristiche del lavoro: turni, responsabilità verso i passeggeri, necessità di operare in contesti urbani complessi e capacità di gestire strumenti tecnologici sempre più presenti a bordo.
La trasformazione del settore, dunque, richiede una risposta che tenga insieme attrattività delle professioni, condizioni di impiego e percorsi di qualificazione.
Anche le imprese del trasporto pubblico devono poter programmare il proprio fabbisogno professionale. Sapere quanti conducenti serviranno nei prossimi mesi, quali figure tecniche saranno necessarie per la manutenzione e quali competenze dovranno essere aggiornate diventa parte integrante della strategia aziendale.
Il personale non può essere cercato soltanto quando manca. Deve essere preparato prima che quella mancanza diventi un problema operativo.
Formare nei Paesi terzi: una possibilità da costruire, senza scorciatoie
La difficoltà di reperire conducenti e personale tecnico apre anche una riflessione sui canali internazionali di ricerca e formazione.
Tra gli strumenti previsti dall’ordinamento italiano figura l’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nell’ambito della disciplina rafforzata dal Decreto Cutro, che consente di sviluppare programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi, collegati al successivo ingresso legale dei lavoratori in Italia al di fuori delle quote ordinarie, nel rispetto delle condizioni stabilite.
È il modello al centro di Road To Italy®, progetto promosso da SIA Servizi, che parte dai fabbisogni delle imprese italiane per costruire percorsi di selezione e preparazione professionale all’estero, finalizzati all’assunzione.
Nel caso degli autisti, tuttavia, esiste una condizione fondamentale: la formazione all’estero non sostituisce automaticamente il riconoscimento dei titoli di guida, il conseguimento delle abilitazioni richieste o gli altri requisiti previsti in Italia.
Qualsiasi percorso internazionale dovrebbe quindi essere progettato insieme alle aziende e agli operatori competenti, verificando fin dall’inizio la possibilità di ottenere o convertire i titoli necessari e di completare la qualificazione professionale.
La prospettiva riguarda anche figure tecniche diverse dai conducenti, come il personale specializzato nella manutenzione dei mezzi e degli impianti.
Il convegno ASSTRA non annuncia un programma di reclutamento attraverso Road To Italy, ma offre l’occasione per affrontare una questione destinata a pesare sul futuro del settore.
Perché la mobilità di domani non si costruisce soltanto investendo nei mezzi. Si costruisce formando oggi le persone che dovranno portarli sulle strade.





