Il 26 ottobre al Kilometro Rosso di Bergamo l’incontro “Leadership che trasforma”, promosso da Servizi Confindustria Bergamo. Intelligenza artificiale, cambiamento demografico e nuove competenze al centro del confronto. Per il sistema produttivo si apre una domanda decisiva: come continuare a crescere se il capitale umano non tiene il passo?
L’industria guarda avanti, ma il mercato del lavoro rischia di restare indietro
Le imprese cambiano. Investono in tecnologia, ripensano i processi produttivi, introducono nuovi strumenti e cercano di conquistare mercati sempre più competitivi. Ma mentre il mondo industriale accelera, una delle sue risorse più importanti rischia di diventare sempre più difficile da reperire: il capitale umano.
È una delle questioni che accompagnano l’appuntamento “Leadership che trasforma”, promosso da Servizi Confindustria Bergamo, in programma lunedì 26 ottobre alle 10.30 al Kilometro Rosso.
L’incontro mette in relazione alcuni dei principali fattori che stanno modificando l’organizzazione delle imprese: cambiamento demografico, difficoltà nel reperimento di professionalità, evoluzione delle competenze e impatto dell’intelligenza artificiale.
Temi che assumono un significato particolare in Lombardia, uno dei territori a maggiore concentrazione industriale del Paese, dove la disponibilità di personale qualificato rappresenta una condizione essenziale per sostenere produzione, investimenti e innovazione.
La trasformazione demografica aggiunge un ulteriore elemento di complessità. Il progressivo invecchiamento della popolazione e il ricambio generazionale pongono alle imprese il problema di come conservare e rinnovare le competenze necessarie al proprio funzionamento.
La questione, dunque, non riguarda soltanto le assunzioni di oggi. Riguarda la capacità delle aziende di immaginare quali professionalità saranno necessarie tra cinque o dieci anni.
Perché il rischio non è soltanto che cambino i lavori. È che le imprese non trovino abbastanza persone preparate per svolgere quelli che resteranno e quelli che nasceranno.
Intelligenza artificiale e nuove professionalità: la tecnologia da sola non produce crescita
L’intelligenza artificiale sta entrando progressivamente nei processi aziendali, modificando attività, strumenti e modalità decisionali.
Ma la sua diffusione apre una questione che non può essere risolta esclusivamente attraverso gli investimenti tecnologici: la preparazione delle persone.
Un’impresa può introdurre nuovi sistemi digitali, automatizzare determinate operazioni o migliorare l’organizzazione della produzione. Tuttavia, per ottenere risultati concreti, deve poter contare su lavoratori capaci di utilizzare gli strumenti, comprenderne le potenzialità e integrarli nei processi operativi.
La sfida coinvolge tanto le professionalità altamente qualificate quanto le figure tecniche e operative.
Accanto agli specialisti digitali, continuano infatti a essere necessari manutentori, tecnici industriali, operatori di impianti e lavoratori in grado di utilizzare macchinari e procedure sempre più avanzati.
È qui che il tema della leadership incontra quello della formazione.
Guidare la trasformazione significa anche saper individuare per tempo le competenze da aggiornare, valorizzare le persone già presenti in azienda e costruire percorsi per inserire nuove risorse.
Non basta più domandarsi quali tecnologie acquistare. Occorre chiedersi quali persone serviranno per farle funzionare e dove sarà possibile trovarle.
L’iniziativa bergamasca offre così l’occasione per affrontare una questione che interessa l’intero sistema produttivo nazionale: l’innovazione non può essere separata dalla disponibilità di competenze professionali.
Dalla formazione in Italia ai Paesi terzi: programmare il personale diventa strategico
Se la trasformazione industriale richiede competenze sempre più specifiche e il mercato nazionale fatica a offrirle, diventa necessario ampliare gli strumenti a disposizione delle imprese.
Il rafforzamento della formazione tecnica italiana, il rapporto con gli ITS Academy, la riqualificazione dei lavoratori e la collaborazione tra aziende e sistema educativo rappresentano risposte fondamentali.
A queste può affiancarsi una prospettiva ulteriore: la costruzione di percorsi professionali internazionali, progettati a partire dalle esigenze produttive delle imprese italiane.
È il modello al centro di Road To Italy®, iniziativa promossa da SIA Servizi, che punta a collegare i fabbisogni occupazionali delle aziende con attività di ricerca, selezione e formazione nei Paesi terzi.
Attraverso i programmi previsti dall’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, rafforzato dalle disposizioni del Decreto Cutro, è possibile sviluppare percorsi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero, finalizzati al successivo ingresso regolare e all’assunzione dei lavoratori in Italia, secondo le condizioni e le procedure previste dalla normativa.
Un’opportunità che può assumere particolare interesse per le imprese che necessitano di professionalità tecniche non immediatamente reperibili.
Il punto di partenza resta il fabbisogno aziendale. Prima si individuano le competenze richieste, poi si definisce il percorso formativo e soltanto successivamente si procede verso l’inserimento lavorativo.
Non si tratta di una collaborazione annunciata nell’ambito dell’incontro di Bergamo, ma di una possibile risposta alla stessa esigenza di programmazione del capitale umano.
La dimensione internazionale, inoltre, non sostituisce la formazione nazionale: può integrarla, ampliando le possibilità a disposizione delle imprese.
Per territori ad alta vocazione produttiva come la Lombardia, la capacità di anticipare il fabbisogno di personale potrebbe diventare uno dei fattori decisivi della competitività futura.
Perché la vera impresa intelligente non sarà soltanto quella capace di utilizzare le tecnologie più avanzate. Sarà quella che avrà saputo preparare, prima delle altre, le persone necessarie a trasformarle in crescita.





