Il governo italiano ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo per dare attuazione alla Direttiva (UE) 2024/1233, nota come Single Permit Directive, che istituisce un procedimento unico per permesso di soggiorno e lavoro integrato per cittadini di Paesi terzi. Il decreto punta a una sostanziale semplificazione delle procedure amministrative e all’allineamento alle regole UE, con tempi certi, maggiore trasparenza e maggiore tutela dei diritti dei lavoratori stranieri.
Fino ad oggi chi chiedeva di lavorare in Italia doveva affrontare percorsi separati per soggiorno e nulla osta al lavoro, che spesso rallentano l’ingresso nel mondo professionale. Con il nuovo permesso unico sarà possibile presentare una sola domanda che copre sia il diritto di soggiornare sia quello di lavorare, con termini ridotti (entro 90 giorni dalla presentazione completa della domanda) e procedure più trasparenti per il lavoratore e per il datore di lavoro.
Un altro elemento chiave riguarda il ruolo del datore di lavoro. Il decreto introduce obblighi informativi a carico dell’azienda, che dovrà tenere tempestivamente aggiornato il lavoratore su ogni comunicazione relativa alla domanda. Questo non è solo formalità: significa che chi arriva dall’estero avrà un quadro più chiaro delle fasi da affrontare senza restare in balia delle pratiche burocratiche.
La riforma armonizza anche diritti e tutele, prevedendo che il titolare del permesso unico possa cambiare datore di lavoro durante la validità del titolo, a condizione di notifica alle autorità competenti, e che in caso di perdita dell’impiego il permesso non venga automaticamente revocato, consentendo un periodo minimo per la ricerca di nuova occupazione. Questa flessibilità è pensata per ridurre la vulnerabilità dei lavoratori migranti e facilitare la loro permanenza regolare nel mercato del lavoro italiano.
Va ricordato che il quadro normativo europeo su questo tema non è nuovo: la Single Permit Directive originale (2011/98/UE) già prevedeva un permesso unico per soggiorno e lavoro per cittadini di Paesi terzi, con diritti simili a quelli dei lavoratori nazionali su condizioni di lavoro, formazione, previdenza e sicurezza. La nuova direttiva riformata mantiene questi principi, ma punta a una procedura più snella, efficiente e uniformata a livello UE.
Per molti lavoratori stranieri e per le imprese italiane questo tipo di trasformazione burocratica può tradursi in riduzione dei tempi di inserimento e maggiore prevedibilità nel rapporto di lavoro. In settori in cui la domanda di competenze è alta e la disponibilità di forza lavoro qualificata scarseggia, una procedura di permesso unico efficiente può facilitare l’incontro tra domanda e offerta, riducendo al contempo il rischio di condizioni irregolari o non tutelate.
In un’ottica di inclusione più ampia, questa riforma sottolinea l’importanza della preparazione e dell’accompagnamento di chi entra nel mercato del lavoro italiano. Non basta che una persona abbia il titolo per lavorare: deve avere anche la conoscenza della lingua, delle dinamiche professionali e delle regole del lavoro, per muoversi con autonomia e consapevolezza. È esattamente su queste competenze solide che si concentra la mission di SIA Servizi e del progetto Road To Italy®, con percorsi di italiano di base e di secondo livello e connessioni strutturate con il mondo produttivo, rendendo la transizione verso l’impiego non solo possibile, ma sostenibile nel tempo.





