ICE porta in Nigeria imprese e grandi associazioni italiane delle costruzioni, dell’ingegneria e dell’impiantistica. Sul tavolo c’è anche il gigantesco corridoio Lagos-Abidjan. Ma dietro miliardi, cantieri e infrastrutture c’è una domanda che riguarda direttamente l’Italia: quali professionalità tecniche non riescono più a trovare le nostre aziende? La risposta può aprire una strada nuova: selezionarle e formarle in Nigeria e accompagnarle, attraverso l’articolo 23, verso un’assunzione in Italia.
Mille chilometri di strada. Ma noi cerchiamo le persone
Nigeria, Benin, Togo, Ghana, Costa d’Avorio. Il corridoio Lagos-Abidjan attraverserà cinque Paesi dell’Africa occidentale per oltre mille chilometri. È uno dei grandi dossier infrastrutturali del continente e proprio in questi giorni una delegazione promossa dal sistema Italia porta in Nigeria ANCE, OICE, ANIE, Confindustria Assafrica & Mediterraneo, ICE, SACE, SIMEST, CDP e imprese italiane. L’obiettivo naturale è guardare alle opportunità industriali. Road To Italy può osservare la stessa fotografia da un’altra prospettiva. Non soltanto cosa possono costruire le nostre aziende in Africa? Ma quali persone servono oggi alle stesse aziende per costruire in Italia?
Se manca un tecnico, il progetto deve partire da lì
Saldatori, elettricisti, carpentieri, manutentori, impiantisti, operatori specializzati: non bisogna compilare un elenco a tavolino. Bisogna bussare alle imprese e chiedere quali sedie siano realmente vuote. È questo il punto nel quale la missione economica in Nigeria può incontrare la filosofia del Decreto Cutro. Se un’impresa italiana individua un fabbisogno reale, la Nigeria può diventare uno dei Paesi nei quali costruire un programma approvato ex articolo 23: selezionare candidati compatibili, formarli sul mestiere richiesto, prepararli linguisticamente e sul piano civico e della sicurezza. Solo dopo viene il resto: procedura per l’ingresso lavorativo, nulla osta, visto e, rispettate tutte le condizioni previste, assunzione in Italia fuori dalle quote ordinarie del Decreto Flussi. Oggi questo specifico corridoio Nigeria-Italia non è già pronto. Ma gli strumenti per costruirlo esistono.
Road To Italy, la missione italiana può avere un viaggio di ritorno
C’è un’immagine interessante. Le imprese italiane prendono un aereo e vanno in Nigeria per cercare opportunità. Road To Italy può chiedere loro cosa dovrebbe salire, domani, sull’aereo nella direzione opposta. Non persone genericamente disponibili. Competenze. Quelle che le aziende hanno dichiarato di non riuscire a reperire. È qui che SIA Servizi può provare a cucire i due lembi: impresa italiana e fabbisogno da una parte, selezione e formazione nel Paese terzo dall’altra. Nel mezzo l’articolo 23. Alla fine un contratto e un posto di lavoro in Italia. Il corridoio Lagos-Abidjan nasce per far viaggiare merci, investimenti e sviluppo attraverso l’Africa occidentale. Un altro corridoio, molto più piccolo ma profondamente umano, può cominciare da una domanda fatta alle nostre imprese: “Chi vi manca?”





