Prima di cercare in Africa, bisogna bussare alle porte delle imprese italiane. Chiedere quale mestiere manca, quanti lavoratori servono e quali competenze devono possedere. Solo dopo ha senso attraversare il Mediterraneo. È questa la vera inversione dell’articolo 23: non partire dall’immigrazione per arrivare al lavoro, ma partire dal lavoro per costruire una migrazione professionale, formata e legale.
La prima telefonata non va fatta in Africa
Il rischio è cominciare sempre dalla parte sbagliata. C’è un Paese con tanti giovani. Ci sono persone disponibili. Organizziamo un corso. Poi vedremo. No. Se il Decreto Cutro deve diventare uno strumento realmente utile al sistema produttivo italiano, la prima telefonata non deve partire verso Dakar, Abidjan, Maputo, Addis Abeba o Il Cairo. Deve partire verso un’azienda italiana. La domanda è semplice: “Quale professionalità non riesci a trovare?” Da lì nasce il progetto. Numero di persone. Competenze richieste. Mansione. Settore. Necessità produttiva. È il fabbisogno reale dell’impresa a dover disegnare tutto ciò che viene dopo.
Poi si attraversa il mare. Ma soltanto con il progetto in mano
A quel punto entra in scena il Paese terzo. Si individuano i candidati e si costruisce una formazione che non deve limitarsi a insegnare un mestiere. L’articolo 23 prevede programmi professionali e civico-linguistici: competenza tecnica, italiano, cultura civica, diritti, salute e sicurezza. Il lavoratore viene quindi preparato pensando già al sistema produttivo nel quale potrà essere inserito. Chi completa positivamente un programma approvato può essere successivamente richiesto da un datore di lavoro attraverso il canale dedicato ai lavoratori formati all’estero, fuori dalle quote ordinarie, ferme tutte le verifiche previste per nulla osta, visto, ingresso e assunzione. È questo il passaggio culturale: l’aereo viene alla fine. Non all’inizio.
Road To Italy, costruire il viaggio al contrario
È la missione di Road To Italy di SIA Servizi e forse può essere raccontata con una sola immagine. Da una parte una fabbrica italiana. Una macchina accesa. Accanto, una postazione vuota. Dall’altra parte del mondo una persona che potrebbe imparare esattamente quel mestiere. In mezzo non deve esserci un viaggio della speranza. Devono esserci un’impresa, un progetto, selezione, formazione, procedure e legalità. Road To Italy prova a mettere questi elementi nella sequenza corretta. Azienda italiana → fabbisogno → Paese terzo → selezione → formazione → articolo 23 → ingresso legale → assunzione. Il Decreto Cutro ha costruito il canale. La sfida adesso è riempirlo di progetti veri. Perché quando si parte dal lavoro, anche la parola immigrazione cambia prospettiva. Non qualcuno che arriva sperando di trovare il proprio posto. Qualcuno che parte perché quel posto, dall’altra parte, è stato individuato prima.





