Saldatori, manutentori e operai specializzati: l’Italia li cerca ma non li trova. Il Decreto Cutro può formarli prima dell’arrivo

A settembre le imprese italiane programmano 565mila ingressi, 163mila dei quali riguardano operai specializzati e conduttori di impianti e macchine. Ma dietro la domanda di personale rimane un problema strutturale: il 44,1% dei lavoratori ricercati è difficile da reperire e per alcune professioni tecniche si supera abbondantemente il 60%. È proprio nella distanza tra posto disponibile e competenza introvabile che l’articolo 23 può diventare uno strumento per le imprese: individuare il fabbisogno in Italia, selezionare e formare nel Paese terzo e costruire il successivo ingresso legale finalizzato all’assunzione.

Il lavoro c’è. È il lavoratore specializzato che spesso manca

Il tornio è acceso, la commessa è arrivata, il cantiere deve andare avanti. Poi, però, davanti a una postazione resta un posto vuoto. Non perché l’azienda non voglia assumere, ma perché la professionalità che cerca semplicemente non si trova. È una delle contraddizioni del mercato del lavoro italiano fotografata dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro: nel solo settembre 2026 le imprese programmano 565mila ingressi e circa 1,5 milioni nel trimestre settembre-novembre. Ben 163mila riguardano operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, mentre complessivamente il 44,1% dei profili ricercati risulta difficile da reperire. Entrando nelle officine e nei cantieri il problema diventa ancora più evidente. Nelle rilevazioni Excelsior recenti la difficoltà di reperimento raggiungeva il 75,6% per gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni, il 73,2% per fabbri ferrai e costruttori di utensili, il 67,4% per meccanici, montatori, riparatori e manutentori e il 66,5% per gli operatori di macchine fisse e mobili. Numeri che raccontano qualcosa di più profondo di una generica carenza di manodopera: all’Italia non servono soltanto persone. Servono mestieri.

Decreto Cutro: invece di cercare il lavoratore, si può costruire la competenza

È qui che la fotografia delle imprese incontra uno degli strumenti più interessanti introdotti dal Decreto Cutro attraverso l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione. I cittadini di Paesi terzi che completano programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati dal Ministero del Lavoro possono successivamente accedere allo specifico canale di ingresso per lavoro fuori dalle quote ordinarie del Decreto Flussi, attraverso le procedure previste e sulla base della disponibilità di un datore di lavoro ad assumerli. Ed è proprio qui che bisogna ribaltare la prospettiva. Non partire dal Senegal, dall’Albania, dall’Egitto o da qualsiasi altro Paese chiedendosi quante persone possano arrivare in Italia. Partire da Brescia, Bergamo, Vicenza, Modena, Torino o da qualsiasi distretto nel quale un’azienda non riesca a trovare cinque saldatori, dieci manutentori o gli operatori necessari per far funzionare una linea produttiva. L’impresa individua il mestiere e definisce le competenze. Nel Paese terzo vengono selezionati i candidati e costruita la formazione professionale richiesta, affiancandola alla preparazione linguistica e civica, ai diritti e alla sicurezza sul lavoro. Terminato positivamente il programma approvato, si passa alle procedure per l’ingresso legale e l’assunzione. La direttrice diventa così precisa: Paese terzo → selezione e formazione professionale → ingresso legale in Italia → assunzione presso un’azienda italiana. Non persone che arrivano per cercare un lavoro, dunque. Persone preparate per un lavoro che l’impresa italiana ha individuato prima della loro partenza.

Road To Italy: andare a cercare il mestiere prima ancora della persona

È su questo spazio che si muove Road To Italy di SIA Servizi. I numeri di Excelsior possono diventare una mappa, ma dietro una percentuale bisogna trovare un nome, una fabbrica, una mansione. Sapere che oltre il 60% di alcune professionalità tecniche è difficile da reperire serve fino a un certo punto. La domanda successiva è quella decisiva: quali sono le aziende italiane che oggi stanno realmente cercando quelle persone? Da lì può cominciare il lavoro: individuare l’impresa, quantificare il fabbisogno, definire le competenze, selezionare i candidati nel Paese terzo e costruire il programma professionale e civico-linguistico previsto dall’articolo 23. Dal 2026 anche il SIISL è entrato in questa architettura, permettendo di valorizzare i profili di chi ha concluso positivamente i programmi e favorirne l’incontro con la domanda di lavoro. Per anni abbiamo immaginato il viaggio prima del lavoro: qualcuno parte, arriva e soltanto dopo prova a trovare il proprio posto. Il Decreto Cutro permette di provare a scrivere la storia al contrario. Prima il posto. Poi la persona e il mestiere. Soltanto alla fine il viaggio. Perché quando in una fabbrica italiana una postazione rimane vuota, la risposta può trovarsi anche a migliaia di chilometri di distanza. Ma prima di far partire qualcuno bisogna sapere dove dovrà arrivare. E soprattutto cosa dovrà saper fare quando varcherà il cancello dell’azienda.