Autotrasporto, l’Italia chiama a raccolta il settore: a Roma due giorni per ridisegnarne il futuro

L’8 e 9 ottobre gli Stati Generali dell’Autotrasporto

Due giorni, quattro tavoli di lavoro e circa novanta delegati chiamati a mettere sul tavolo problemi che l’autotrasporto italiano si trascina dietro da tempo. Ma anche a provare, questa volta, a trasformarli in proposte. Roma si prepara ad ospitare, l’8 e 9 ottobre, gli Stati Generali dell’Autotrasporto, promossi dal Comitato Centrale dell’Albo degli Autotrasportatori insieme alla rivista Tir. Un confronto che porterà nella stessa stanza rappresentanti delle associazioni, istituzioni ed esperti del settore, con un obiettivo preciso: individuare una traiettoria comune per uno dei comparti sui quali continua a viaggiare una parte essenziale dell’economia italiana.

I lavori si svolgeranno allo Starhotels Metropole di Roma e partiranno nel pomeriggio di giovedì 8 ottobre con una sessione plenaria. Subito dopo si apriranno i quattro gruppi di lavoro, coordinati da dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dai rappresentanti del Comitato Centrale dell’Albo, con il supporto di esperti. Il confronto proseguirà fino alla sera, mentre nella mattinata di venerdì 9 ottobre arriverà il momento della sintesi: i risultati saranno presentati nell’evento pubblico conclusivo previsto alle ore 10.30.

Quattro tavoli per mettere a fuoco i problemi del settore

Il perimetro è ampio. Regolarità dell’autotrasporto, competitività, politiche europee, occupazione e lavoro sono i quattro capitoli sui quali saranno distribuiti i delegati. Questioni differenti, ma sempre più difficili da separare. Perché la competitività di un’impresa dipende dai costi e dalle regole, ma anche dalla possibilità di trovare le persone necessarie per mettere realmente i mezzi sulla strada.

L’obiettivo dichiarato degli Stati Generali è proprio quello di far uscire dai tavoli proposte condivise da sottoporre alle istituzioni. Non quindi soltanto una fotografia dei problemi, ma un tentativo di trasformare le esigenze raccolte dalle associazioni in indicazioni capaci di incidere sulle future politiche del settore.

Il grande nodo del lavoro: i conducenti che non si trovano

Ed è probabilmente sul quarto tavolo, quello dedicato a occupazione e lavoro, che si giocherà una delle partite più delicate. La carenza dei conducenti non è infatti un tema comparso improvvisamente nell’agenda dell’Albo. Nei mesi scorsi il Comitato Centrale ha promosso una specifica indagine nazionale sul mercato del lavoro nell’autotrasporto merci, coinvolgendo imprese, conducenti e autoscuole.

Il report finale, pubblicato nel luglio 2026, ha analizzato la domanda di lavoro delle aziende, le difficoltà incontrate nel reperimento degli autisti, l’attrattività della professione, le ragioni che incidono sulla permanenza dei conducenti nel settore e la capacità della filiera formativa di accompagnare l’ingresso di nuove persone. Un problema, dunque, osservato non più soltanto dalla cabina del camion, ma lungo l’intera strada che dovrebbe portare un nuovo lavoratore fino a quella cabina.

Se il lavoratore non c’è, bisogna iniziare a formarlo prima

È proprio qui che il confronto dell’8 e 9 ottobre può assumere una prospettiva ancora più ampia. Perché quando una professionalità diventa strutturalmente difficile da reperire sul mercato nazionale, la domanda cambia inevitabilmente: non soltanto dove trovare nuovi lavoratori, ma dove iniziare a prepararli.

Il quadro italiano offre oggi anche strumenti che consentono di anticipare questo percorso nei Paesi di origine. L’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione prevede infatti programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi, collegati alla possibilità, una volta completato il percorso e nel rispetto dei requisiti previsti, di ingresso in Italia per lavoro al di fuori delle quote ordinarie.

Nel caso dell’autotrasporto il tema richiede naturalmente un passaggio ulteriore. Formare un futuro conducente all’estero non significa automaticamente renderlo abilitato a guidare professionalmente sulle strade italiane: patenti, eventuale conversione dei titoli e CQC devono rispettare la normativa applicabile in Italia. Ma proprio per questo potrebbe diventare interessante costruire percorsi che inizino prima della partenza — lingua italiana, cultura della sicurezza, competenze professionali e preparazione al settore — e si completino poi con le abilitazioni necessarie.

Dal fabbisogno dell’impresa alla formazione nel Paese d’origine

È la prospettiva sulla quale si muove anche Road To Italy®: capovolgere il punto di partenza. Non cercare semplicemente un lavoratore quando il posto è già scoperto, ma partire dal fabbisogno dell’impresa italiana, individuare nei Paesi terzi persone con caratteristiche coerenti e costruire prima dell’ingresso un percorso di selezione e formazione orientato al lavoro che dovranno effettivamente svolgere.

Un modello che nell’autotrasporto potrebbe trovare uno dei terreni più interessanti di sperimentazione, soprattutto se il fabbisogno di conducenti continuerà ad assumere una dimensione strutturale. Imprese e associazioni conoscono le professionalità mancanti; autoscuole e organismi formativi conoscono il percorso necessario per abilitarle; i programmi nei Paesi terzi possono rappresentare un ulteriore tassello per ampliare il bacino dal quale attingere.

Roma può diventare un punto di partenza

Gli Stati Generali arrivano quindi in un momento nel quale parlare di occupazione significa necessariamente parlare anche di programmazione del lavoro. L’8 ottobre i tavoli proveranno a mettere insieme le diverse anime dell’autotrasporto; il 9 ottobre quelle riflessioni saranno restituite pubblicamente e trasformate in proposte da consegnare alle istituzioni.

Ed è forse questa la sfida più interessante che accompagnerà la due giorni romana. Perché i camion possono diventare più moderni, sostenibili e tecnologici. Le imprese possono investire e le regole possono cambiare. Ma alla fine, dentro quella cabina, deve esserci qualcuno capace di guidarli. E se quel qualcuno oggi non si trova più con la facilità di ieri, il futuro dell’autotrasporto potrebbe cominciare molto prima di accendere il motore: dalla scelta di dove cercarlo e da come prepararlo al viaggio che lo aspetta.