Metalmeccanica, il lavoro cambia pelle: a Bergamo Federmeccanica apre il cantiere delle competenze del futuro

Il 22 e 23 ottobre al Kilometro Rosso debutta “WOW – Waves of Work”, il nuovo Forum nazionale promosso da Federmeccanica. Al centro persone, competenze e trasformazione dell’industria. Sullo sfondo resta una domanda decisiva: dove troveremo i lavoratori che serviranno alle imprese nei prossimi anni?

Il futuro dell’industria italiana passa dalle macchine, dall’innovazione, dall’intelligenza artificiale e da processi produttivi sempre più avanzati. Ma prima ancora passa dalle persone. Da quelle che ci sono, da quelle che dovranno essere formate e, soprattutto, da quelle che oggi le imprese fanno sempre più fatica a trovare.

È da Bergamo che Federmeccanica proverà ad aprire una riflessione destinata ad andare ben oltre i due giorni di lavori. Il 22 e 23 ottobre 2026, negli spazi del Kilometro Rosso, prenderà il via “WOW – Waves of Work”, il nuovo Forum nazionale sul lavoro che accompagnerà la Federazione fino al 2029.

Non un appuntamento isolato, dunque, ma l’inizio di un percorso. E già questa scelta racconta quanto la questione del lavoro sia diventata strategica per uno dei comparti più importanti del sistema produttivo italiano.

Da Bergamo parte un osservatorio sul lavoro che cambia

La prima giornata, il 22 ottobre, coinciderà con l’Assemblea generale di Federmeccanica e con l’apertura del Forum. Il giorno successivo il confronto entrerà nel vivo attraverso quattro workshop aperti al pubblico, chiamati ad affrontare le trasformazioni che stanno modificando organizzazione, competenze e vita delle imprese.

Al centro ci saranno tecnologia, persone, nuovi modelli organizzativi, benessere e formazione. Ma soprattutto ci sarà il tentativo di capire come sta cambiando il lavoro dentro la metalmeccanica e la meccatronica italiana. Un passaggio importante sarà rappresentato anche dalla presentazione di “Monitor On Labor”, la nuova indagine attraverso la quale Federmeccanica intende osservare l’evoluzione del lavoro e delle sue dinamiche. Ed è probabilmente proprio dentro quei numeri che bisognerà cercare una delle risposte più interessanti. Perché mentre l’industria accelera, una parte del mercato del lavoro sembra non riuscire a tenere lo stesso passo.

Le imprese cercano competenze, ma il mercato non sempre le restituisce

Saldatori, manutentori, meccatronici, elettricisti, montatori, operatori specializzati, addetti alle macchine CNC. Sono professionalità che continuano a rappresentare il cuore di molte produzioni italiane e che, contemporaneamente, risultano spesso tra quelle più complesse da reperire. Il tema, allora, non può più essere affrontato soltanto quando una posizione rimane scoperta.

La vera sfida diventa programmare il fabbisogno. Capire oggi quali professionalità serviranno fra uno, tre o cinque anni significa concedersi il tempo necessario per costruirle. Attraverso gli ITS, l’apprendistato, le Academy aziendali, la formazione continua e le politiche attive. Ma anche iniziando a guardare oltre i confini nazionali quando il mercato interno non è più sufficiente a rispondere alla domanda. È proprio qui che il dibattito aperto da Federmeccanica può incontrare un’altra delle grandi trasformazioni in corso nel mercato del lavoro italiano.

Formare prima di assumere, anche nei Paesi terzi

Il principio può sembrare semplice: se una professionalità non si trova, bisogna cominciare a costruirla. Ed è una filosofia molto vicina al modello sul quale lavora Road To Italy®, progetto di SIA Servizi.

L’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione prevede infatti, nel rispetto delle condizioni stabilite dalla normativa e dei programmi approvati, percorsi di formazione professionale e civico-linguistica realizzati nei Paesi di origine. La prospettiva ribalta in parte il modello tradizionale. Non aspettare che il lavoratore arrivi in Italia per chiedersi se possieda le competenze richieste dall’impresa, ma partire dal bisogno dell’azienda italiana: individuare il profilo, selezionare le persone nel Paese terzo, prepararle professionalmente e linguisticamente e accompagnare successivamente, quando sussistono tutti i requisiti previsti, il percorso di ingresso legale e inserimento lavorativo. Non una scorciatoia rispetto alle politiche del lavoro italiane, dunque, ma uno strumento ulteriore da affiancare alla formazione e alla qualificazione delle persone già presenti sul territorio.

Dalla singola azienda alle filiere

Per la metalmeccanica esiste poi un’altra questione. Una grande impresa può avere bisogno contemporaneamente di dieci o venti lavoratori con caratteristiche simili. Una piccola azienda può cercarne soltanto due. Ma se dieci imprese dello stesso territorio hanno bisogno ciascuna di due saldatori, il problema non riguarda più la singola azienda: diventa un fabbisogno di filiera da venti persone. Ed è qui che il ruolo delle associazioni datoriali può diventare determinante.

Aggregare necessità omogenee, individuare le professionalità realmente mancanti e costruire percorsi formativi comuni può consentire anche alle PMI di accedere a strumenti che, individualmente, sarebbero più difficili da organizzare. Il tema non è semplicemente portare nuovi lavoratori in Italia. È fare in modo che arrivino le persone che servono, con una preparazione costruita intorno alle esigenze reali del sistema produttivo.

Il lavoro del 2029 comincia oggi

“WOW – Waves of Work” nasce con un orizzonte che arriva al 2029. Ed è forse proprio questa la parte più interessante dell’iniziativa. Perché parlare oggi del lavoro che avremo fra tre anni significa smettere di rincorrere continuamente l’emergenza. Il 22 e 23 ottobre a Bergamo imprese, rappresentanti del sistema industriale ed esperti proveranno a capire dove stia andando la metalmeccanica italiana. Dentro quel confronto ci sarà inevitabilmente la tecnologia. Ci sarà l’intelligenza artificiale. Ci saranno automazione e nuovi modelli organizzativi.

Ma alla fine rimarrà una domanda molto più concreta.

Chi farà funzionare quelle fabbriche? E soprattutto: stiamo aspettando di trovare quelle persone oppure abbiamo già cominciato a formarle? È probabilmente da qui che deve partire la prossima onda del lavoro italiano.