Non soltanto fuori dal Decreto Flussi. Per i cittadini di Paesi terzi formati all’estero attraverso i programmi previsti dall’articolo 23, il termine massimo per il rilascio del nulla osta al lavoro scende a 30 giorni. Un altro tassello del modello costruito dopo il Decreto Cutro: partire dal fabbisogno dell’impresa italiana, formare la professionalità nel Paese d’origine e ridurre la distanza tra il corso e l’assunzione.
Trenta giorni per arrivare dal mestiere al lavoro
La vera rivoluzione dell’articolo 23 non è soltanto aver portato fuori dalle quote dei Decreti Flussi i lavoratori che completano programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati dal Ministero del Lavoro. È aver cominciato a costruire intorno a quel principio una procedura diversa. Il nuovo quadro normativo stabilisce infatti in 30 giorni il termine massimo per il rilascio del nulla osta per l’ingresso e il soggiorno per lavoro subordinato degli stranieri che partecipano ai programmi di formazione nei Paesi d’origine. Non un ingresso senza regole, dunque, ma una strada regolata che prova progressivamente a diventare più veloce. Il punto di partenza rimane lo stesso: prima la competenza, poi il viaggio. Prima il fabbisogno dell’azienda, poi la persona preparata per soddisfarlo.
Fuori quota non significa fuori procedura
Il Decreto Cutro ha modificato l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione collocando questi ingressi al di fuori delle quote. Ma il lavoratore deve essere effettivamente inserito negli elenchi nominativi trasmessi dal Ministero dopo aver completato uno dei programmi approvati. È su quell’elenco che lo Sportello Unico verifica la possibilità di procedere con la domanda LFE. Servono attestato della formazione, competenze acquisite, preparazione linguistica e la documentazione dell’impresa che intende assumere. E c’è un altro passaggio importante: il datore di lavoro deve confermare la richiesta di nulla osta entro quindici giorni dalla comunicazione della conclusione degli accertamenti sulla domanda di visto. Il sistema accelera, ma pretende che dall’altra parte esista davvero un’azienda pronta ad assumere. È questo che separa una mobilità professionale organizzata da un semplice movimento di persone.
Road To Italy, il progetto parte dall’azienda italiana
È esattamente su questo principio che lavora Road To Italy, progetto sviluppato da SIA Servizi Integrati Assindustria Abruzzo Srl. Non partire dal Paese terzo chiedendosi successivamente dove collocare le persone formate, ma fare il percorso contrario: individuare un fabbisogno reale di personale presso aziende italiane, definire le professionalità necessarie e costruire nei Paesi d’origine selezione, formazione professionale e civico-linguistica finalizzate all’ingresso e all’assunzione in Italia. SIA Servizi è già presente nell’elenco ministeriale dei programmi approvati con progetti Road To Italy dedicati, tra gli altri, a tecnici delle reti elettriche in Albania, saldatori in Libano e Siria e muratori specializzati in Moldavia. Il Decreto Cutro ha aperto il canale. L’articolo 23 ne ha definito la traiettoria. Adesso anche i tempi cominciano ad accorciarsi. Perché se un’impresa italiana ha bisogno di una professionalità, formarla a migliaia di chilometri di distanza serve davvero soltanto quando esiste una strada concreta capace di portarla fino al posto di lavoro che l’aspetta.





