Dalla Tunisia alle officine italiane: il nuovo ingresso parte dal mestiere, non dalla frontiera

La Tunisia diventa uno dei laboratori della formazione professionale prima dell’ingresso in Italia. Meccanici, elettricisti, tecnici della climatizzazione, saldatori e professionalità della cantieristica compaiono nei programmi approvati dal Ministero del Lavoro. Non persone da collocare dopo l’arrivo, ma competenze da preparare prima della partenza.

Il posto di lavoro comincia prima della frontiera

Otto meccanici possono sembrare pochi. Ma raccontano bene un sistema molto più grande. Il 28 gennaio 2026 il Ministero del Lavoro ha approvato un percorso di formazione pre-ingresso in Tunisia destinato a otto meccanici per la riparazione e manutenzione di veicoli a motore. Il progetto, promosso da Formamente, è indicato oggi come in corso. Accanto a questo esiste un programma decisamente più ampio: “Lavoro senza frontiere”, 200 destinatari e professionalità che comprendono meccanici, installatori e manutentori elettrici, tecnici della climatizzazione, lavoratori della cantieristica e saldatori.
Due dimensioni diverse, una stessa filosofia. Non scegliere genericamente lavoratori stranieri. Individuare persone da preparare per un mestiere preciso. È apparentemente una sfumatura. In realtà cambia l’intero percorso. Perché se prima dell’ingresso conosco la professionalità, posso costruire formazione, lingua e competenze intorno a una destinazione lavorativa concreta.

L’Italia non cerca soltanto persone: cerca meccanici, saldatori, tecnici

La Tunisia diventa così un osservatorio particolarmente interessante della nuova mobilità professionale. I programmi approvati dal Ministero possono consentire ai lavoratori che completano la formazione di venire a lavorare in Italia fuori dalle quote dei decreti flussi. La frontiera rimane. Le procedure rimangono. Ma una parte fondamentale del percorso si sposta prima di entrambe.
È anche il principio sul quale SIA Servizi Srl ha costruito Road To Italy. I programmi ELEC-TI, M.E.T.A.L. e S.T.E.E.L., già presenti nell’elenco dei percorsi approvati dal Ministero, partono da professionalità definite: tecnici delle reti elettriche e saldatori da preparare in Albania, Libano e Siria. Road To Italy lavora esattamente sul collegamento tra questi due estremi: da una parte il bisogno dell’impresa italiana, dall’altra la persona da selezionare e professionalizzare nel Paese d’origine.

Il viaggio comincia in officina

Per anni abbiamo immaginato il percorso migratorio attraverso immagini quasi obbligate: una frontiera, un documento, un aereo, un arrivo. La formazione all’estero aggiunge un’immagine precedente. Un’officina. Un banco da lavoro. Una saldatrice. Un motore aperto davanti a un ragazzo che sta imparando a ripararlo.
È lì che può iniziare la mobilità professionale. Prima ancora che venga preparata la valigia. È questo il tratto che Road To Italy vuole trasformare in metodo: partire dal lavoro che manca in Italia e risalire fino alla competenza da costruire nel Paese terzo, mettendo in relazione formazione, procedure e sistema produttivo.
Il futuro dell’immigrazione per lavoro potrebbe essere molto meno anonimo di quello che abbiamo conosciuto. Non una quota che cerca una persona. Un’officina italiana che cerca un meccanico. E un meccanico tunisino che, prima ancora di attraversare il Mediterraneo, sa quale mestiere dovrà fare dall’altra parte.