Italia | Salvare una persona dallo sfruttamento non basta: dopo bisogna costruirle un futuro

Trentasei milioni di euro per combattere tratta e grave sfruttamento. Ma la parte più interessante del nuovo intervento nazionale raccontato da Stranieri in Italia è ciò che accade dopo. Il programma finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità non si ferma infatti all’emersione e alla protezione delle vittime. Prevede alfabetizzazione linguistica e digitale, formazione professionale, orientamento al lavoro, collaborazione con Centri per l’impiego e associazioni datoriali e percorsi verso l’autonomia abitativa. Una differenza sostanziale. Perché sottrarre qualcuno allo sfruttamento significa salvarlo oggi. Dargli strumenti per essere autonomo significa evitare che domani possa finirci nuovamente.

È una questione che tocca uno dei punti più delicati dell’immigrazione economica. La vulnerabilità cresce quando una persona non conosce la lingua, ignora i propri diritti, non possiede una professionalità riconoscibile e dipende completamente da chi le offre un lavoro. Formazione e conoscenza diventano allora anche strumenti di protezione. Un lavoratore che comprende un contratto, conosce le regole della sicurezza e possiede una competenza spendibile dispone di una libertà in più: quella di poter dire no. Per questo integrazione e legalità non possono essere considerate due politiche differenti. Sono parti dello stesso percorso.

È anche la ragione per cui il modello di SIA Servizi e Road To Italy® sceglie di cominciare possibilmente prima della partenza. Selezione, italiano, formazione civica e preparazione professionale costruite sulle necessità delle aziende riducono quello spazio grigio nel quale irregolarità e sfruttamento trovano terreno fertile. L’obiettivo non può essere semplicemente far arrivare manodopera dove manca. Deve essere far arrivare persone consapevoli, formate e inserite attraverso percorsi regolati. Perché c’è una differenza enorme tra avere bisogno di un lavoro e non avere alternative. Ed è proprio dentro quella differenza che si misura la qualità dell’integrazione.