Venti rifugiati da formare in Etiopia per lavorare nei servizi turistici, con un profilo preciso: addetto al ricevimento e all’assistenza del cliente. Il programma “Oasi di Ospitalità” mette insieme Manpower, Talent Beyond Boundaries, UNHCR e altri soggetti della filiera. Un corridoio professionale Etiopia–Italia che prova a trasformare la protezione in autonomia attraverso il lavoro.
Dall’Etiopia una professionalità per l’ospitalità italiana
Il nome dice già molto: “Oasi di Ospitalità – Formazione e Lavoro per Rifugiati nel Turismo. Corridoio Professionale Etiopia–Italia”. Il programma è stato approvato dal Ministero del Lavoro il 6 agosto 2026, dura tre mesi e coinvolge 20 destinatari in Etiopia. Il settore è quello dei servizi turistici e la figura individuata è l’addetto al ricevimento e all’assistenza del cliente. Proponente è Manpower; tra i partner figurano Talent Beyond Boundaries, Talent Solutions, VIS e ForIT. Aderiscono inoltre UNHCR, Commissione Sinodale per la Diaconia, Human Age Institute ed EZ Real Estate. Il progetto risulta in fase di avvio. Anche qui la parola decisiva non è soltanto “rifugiato”. È professionista.
Protezione e lavoro possono percorrere la stessa strada
L’articolo 23 non riguarda infatti esclusivamente cittadini stranieri residenti nei propri Paesi d’origine: le linee guida comprendono anche apolidi e rifugiati presenti in Paesi terzi di primo asilo o di transito. È un passaggio importante perché consente di applicare la logica della formazione pre-partenza anche a persone che hanno già alle spalle una storia di mobilità forzata. Nel progetto etiope la destinazione professionale è individuata prima: turismo, ricevimento, assistenza al cliente. La vulnerabilità non scompare, ma smette di essere l’unica caratteristica attraverso cui guardare la persona. Accanto alla protezione compare una competenza. Accanto al corridoio compare un posto di lavoro.
Road To Italy, quando il confine diventa l’ultimo passaggio
È qui che la filosofia di Road To Italy incontra uno dei suoi significati più profondi. Il modello non consiste nel portare persone in Italia per capire successivamente cosa faranno. Significa costruire una catena ordinata: Paese terzo → selezione → formazione professionale e civico-linguistica → ingresso legale → assunzione presso un’impresa italiana. Il Ministero definisce espressamente questi programmi come finalizzati all’inserimento lavorativo in Italia e consente ai lavoratori formati di essere assunti fuori dalle quote. Road To Italy di SIA Servizi lavora dentro questa stessa architettura, partendo dai fabbisogni delle aziende e costruendo intorno a essi percorsi professionali nei Paesi terzi. Perché una politica migratoria cambia davvero quando cambia la prima domanda. Non più soltanto: da dove arriva questa persona? Ma: cosa sa fare, chi l’ha formata e quale impresa italiana è pronta ad assumerla?





