Dal Bangladesh all’Italia, 700 lavoratori da formare prima della partenza: la nuova frontiera del Decreto Cutro

Saldatori, carpentieri navali, muratori, stuccatori, piastrellisti ed elettricisti. Sono 700 i destinatari di C.O.M.E.T., uno dei più grandi programmi di formazione all’estero approvati dal Ministero del Lavoro nel 2026. Il progetto parte dal Bangladesh e guarda al mercato italiano: formare professionalità prima dell’ingresso, per trasformare la migrazione da ricerca generica di lavoro a percorso professionale organizzato.

Settecento persone, sei professionalità

Si chiama C.O.M.E.T. – Connessioni Occupazionali e Mobilità per l’Eccellenza Tecnica ed è stato approvato dal Ministero del Lavoro il 3 agosto 2026. Il programma dura 24 mesi e coinvolge 700 cittadini del Bangladesh, destinati a essere formati nei settori della meccanica, dell’impiantistica e dell’edilizia. Le figure individuate sono precise: saldatori, carpentieri navali, muratori, stuccatori, piastrellisti ed elettricisti. Il soggetto proponente è GAP Consulting; la rete comprende soggetti italiani e diversi istituti tecnici e di formazione. Il progetto risulta oggi in fase di avvio. Non siamo davanti a un corso generico. E non siamo davanti a qualche decina di persone. Settecento lavoratori rappresentano ormai una piccola filiera professionale costruita prima ancora dell’ingresso in Italia.

Il Decreto Cutro cambia l’ordine delle cose

È qui che torna il cuore dell’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, modificato dal Decreto Cutro. Il Ministero chiarisce che il canale nasce proprio per rispondere ai fabbisogni di lavoratori manifestati dalle imprese: chi completa positivamente i programmi professionali e civico-linguistici approvati dal MLPS può entrare in Italia per lavoro al di fuori delle quote dei Decreti Flussi. La differenza non è soltanto amministrativa. Cambia l’ordine della storia: professionalità richiesta, selezione nel Paese d’origine, formazione tecnica, lingua, sicurezza e preparazione alla vita lavorativa italiana. Poi l’ingresso. E infine l’inserimento nell’impresa. Non si importa manodopera. Si prova a costruire competenza.

Road To Italy, la domanda deve partire dall’impresa

È precisamente la direttrice sulla quale lavora Road To Italy di SIA Servizi: partire dal fabbisogno concreto di un’impresa italiana e costruire all’estero il percorso necessario per individuare e formare le professionalità richieste, accompagnandole successivamente dentro i canali legali previsti per l’ingresso e l’assunzione in Italia. SIA Servizi figura già tra i soggetti proponenti di programmi Road To Italy approvati dal Ministero nell’ambito dell’articolo 23. C.O.M.E.T. racconta quanto questa strada possa diventare grande. Settecento persone, sei mestieri e un Paese a migliaia di chilometri di distanza. Ma la distanza vera da colmare non è quella tra Dhaka e Roma. È quella tra il posto che un’impresa italiana non riesce a coprire e la persona che, dall’altra parte del mondo, può essere preparata per occuparlo.