C’è una Costa d’Avorio che non profuma di cacao e che difficilmente finisce nelle cartoline. È quella dell’hevea, l’albero dal quale si ricava il lattice utilizzato per produrre gomma naturale. Il Paese è da tempo il primo produttore africano e questa coltivazione rappresenta una delle grandi alternative attraverso le quali l’economia ivoriana sta cercando di diversificare la propria base agricola. Africa Rivista aveva già raccontato la crescita del settore e l’organizzazione dei produttori, evidenziandone il peso nel panorama continentale. La partita più interessante, però, viene dopo il raccolto: riuscire a trasformare una quota crescente della materia prima nel Paese anziché limitarsi a venderla all’estero.
Perché tra il lattice che esce da un albero e uno pneumatico esiste un’intera industria. Stabilimenti di prima trasformazione, macchinari, controllo della qualità, energia, trasporti e manutenzione. Significa chimica industriale, meccanica ed elettricità. E significa soprattutto posti di lavoro più qualificati rispetto alla semplice produzione agricola. È il passaggio che molte economie africane stanno cercando di compiere: non esportare soltanto ciò che la terra produce, ma trattenere una parte maggiore del valore che quella materia genera. La Costa d’Avorio possiede volumi e posizione geografica per provarci. Ora servono investimenti e capitale umano.
Ed è proprio qui che Italia e Costa d’Avorio possono trovare un terreno molto concreto. Il nostro sistema produttivo possiede una grande tradizione nella meccanica, nell’automazione e nella manutenzione industriale. SIA Servizi e Road To Italy® lavorano invece sulla costruzione delle competenze: lingua italiana, formazione professionale, specializzazione e incontro con le imprese. Un tecnico ivoriano formato per rispondere a un’esigenza italiana può acquisire conoscenze utilizzabili un giorno anche nell’industria del proprio Paese. Il lattice può attraversare un oceano dentro una nave. Una competenza, quando viaggia, può valere molto di più.





