Dal Mozambico all’azienda italiana senza passare dal click day: la strada aperta dal Decreto Cutro

Un’impresa italiana non trova il tecnico di cui ha bisogno. La professionalità può essere selezionata e formata in Mozambico prima dell’arrivo, attraverso un programma approvato ex articolo 23. Poi il percorso legale verso l’Italia e l’assunzione fuori dalle quote ordinarie del Decreto Flussi. Non esiste ancora un corridoio mozambicano già pronto: esiste però una norma che consente di costruirlo. Ed è qui che può cominciare una nuova storia.

Tutto deve cominciare da una sedia vuota

Immaginiamo un’impresa italiana. Ha una macchina. Ha gli ordini. Ha clienti. Potrebbe crescere. Ma davanti a quella macchina c’è una sedia vuota. Manca un manutentore. Un tecnico. Un operatore specializzato. E quella professionalità sul territorio non si trova. È da quella sedia che dovrebbe cominciare il viaggio. Non dal Mozambico. Non dall’aeroporto. Non da una persona che chiede di arrivare in Europa. Dall’impresa italiana che deve assumere. È questo il cambio di prospettiva reso possibile dall’articolo 23 dopo le modifiche del Decreto Cutro.

Formare in Africa pensando già alla fabbrica italiana

I programmi possono essere realizzati nei Paesi terzi e devono fornire competenze per l’esercizio di una determinata professione. Accanto al mestiere, il lavoratore viene preparato anche sul piano linguistico e civico e sui temi della salute e sicurezza. Non è quindi un corso generico. Il principio è molto più ambizioso: preparare prima dell’ingresso la persona che potrà inserirsi successivamente nel sistema produttivo italiano. E il Mozambico oggi offre un gancio particolarmente interessante. L’Italia sta rafforzando i rapporti economici nel Paese africano. Il Forum di Maputo ha coinvolto circa sessanta stakeholder e una delegazione italiana che ha incontrato direttamente imprese e istituzioni locali. Agrifood Africa ha scelto il Mozambico tra i primi Paesi subsahariani nei quali presentare la propria rete. La relazione esiste. Quello che ancora bisogna costruire è il ponte professionale verso l’Italia.

Road To Italy, trovare prima la sedia

È forse questa l’immagine più semplice per spiegare il progetto Road To Italy di SIA Servizi. Prima bisogna trovare la sedia vuota nell’azienda italiana. Poi bisogna capire quale mestiere serva per occuparla. Soltanto a quel punto ha senso andare in un Paese terzo, selezionare le persone, costruire la formazione professionale e civico-linguistica e utilizzare gli strumenti previsti dall’articolo 23 per accompagnare il successivo percorso legale verso l’Italia. Il lavoratore che completa positivamente un programma approvato può infatti accedere all’ingresso per lavoro al di fuori delle quote del Decreto Flussi, fermo restando l’intero procedimento previsto per l’assunzione, il nulla osta e il visto. Non è una scorciatoia. È quasi il contrario. È preparare la strada prima di chiedere a qualcuno di percorrerla. E allora quella sedia vuota in una fabbrica italiana e un giovane che sta imparando un mestiere a Maputo possono sembrare due fotografie lontanissime. Il lavoro di Road To Italy è provare a metterle nella stessa inquadratura. Prima il bisogno. Poi la competenza. Infine il viaggio.