Dall’Africa alle acciaierie italiane: arrivano 30 lavoratori. Il modello che può cambiare la ricerca di personale

Selezionati e formati in Marocco, i primi trenta tecnici del progetto “Ponti d’acciaio” sono arrivati in Italia per proseguire il percorso verso l’impiego nelle aziende siderurgiche. Un’iniziativa promossa da Riconversider e Umana che racconta come la formazione nei Paesi terzi possa trasformarsi in una risposta concreta alla carenza di competenze.

Il personale che manca si forma oltreconfine: dalla teoria ai primi arrivi

C’è un momento in cui i progetti smettono di essere soltanto programmi, accordi e dichiarazioni d’intenti. È quello in cui le persone arrivano, portando con sé competenze, aspettative e la prospettiva di un nuovo percorso professionale. Per la siderurgia italiana, quel momento è arrivato con i primi 30 lavoratori selezionati e formati in Marocco, protagonisti dell’iniziativa “Ponti d’acciaio – Percorsi di mobilità internazionale per la siderurgia italiana”.

A darne notizia il 12 ottobre sono stati i promotori del progetto, Riconversider, ente di formazione e consulenza di Federacciai, e Umana, agenzia per il lavoro impegnata anche nei percorsi di mobilità internazionale. Dopo una prima fase di selezione e preparazione professionale svolta nel Paese nordafricano, i trenta partecipanti hanno raggiunto l’Italia per avviare la seconda fase del programma, finalizzata al loro inserimento nelle imprese siderurgiche nazionali.

Non si tratta, dunque, di una semplice attività di reclutamento all’estero. Il progetto mette in relazione le necessità delle aziende italiane con un percorso preparatorio costruito prima della partenza. Prima si individuano le competenze necessarie, poi si selezionano e formano le persone. Soltanto successivamente prende forma il trasferimento verso il sistema produttivo italiano.

Un passaggio che assume un significato particolare in un settore come quello siderurgico, nel quale la disponibilità di personale adeguatamente preparato incide direttamente sulla continuità delle lavorazioni, sull’organizzazione degli stabilimenti e sulla capacità delle imprese di programmare le proprie attività.

“Ponti d’acciaio”, il progetto che collega Marocco e industria italiana

L’iniziativa si sviluppa nell’ambito di THAMM Plus, programma finanziato dall’Unione europea e approvato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’attuazione affidata all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e il coinvolgimento di alcune Regioni italiane.

L’obiettivo è favorire una mobilità professionale regolare e qualificata tra il Nord Africa e l’Italia, costruendo percorsi nei quali la preparazione dei lavoratori sia collegata alle effettive esigenze del mercato del lavoro.

È proprio questo l’elemento che rende significativo il caso della siderurgia. Il percorso non comincia con l’arrivo del lavoratore in Italia, ma molto prima: nella fase in cui vengono individuate le professionalità ricercate, organizzata la selezione e impostata la formazione.

La collaborazione tra un soggetto legato al mondo industriale, come Riconversider, e un operatore specializzato nella ricerca e gestione del personale, come Umana, mostra inoltre l’importanza di mettere attorno allo stesso tavolo competenze differenti. Le aziende conoscono le figure di cui hanno bisogno; gli operatori della formazione e del lavoro possono contribuire a costruire le condizioni per reperirle e prepararle.

I trenta arrivi rappresentano una prima tappa concreta. Il percorso di inserimento prosegue in Italia e sarà il suo sviluppo a consentire di misurare pienamente i risultati occupazionali dell’iniziativa.

La strada della formazione all’estero: un’opportunità anche per altre imprese

Il progetto “Ponti d’acciaio” offre uno spunto che supera i confini della siderurgia. In Italia, infatti, la difficoltà di reperire determinate professionalità riguarda numerosi comparti produttivi: dall’edilizia alla meccanica, dalla manutenzione industriale alla logistica, fino ad alcuni servizi specializzati.

Continuare a cercare esclusivamente personale già disponibile sul mercato nazionale può non essere sufficiente. Diventa allora strategico valutare percorsi internazionali capaci di preparare le competenze prima dell’ingresso in Italia, riducendo la distanza tra il fabbisogno delle imprese e la preparazione professionale dei candidati.

È una prospettiva che incontra la missione editoriale e progettuale di Road To Italy®, impegnato a valorizzare il collegamento tra domanda di lavoro delle aziende italiane, selezione nei Paesi terzi, formazione professionale e ingresso regolare per l’assunzione.

In questo quadro assume particolare rilevanza anche l’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, rafforzato dalle disposizioni del Decreto Cutro, che disciplina specifici programmi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero e, nel rispetto delle condizioni previste, il successivo ingresso dei lavoratori al di fuori delle quote ordinarie.

Si tratta di una cornice normativa da distinguere dal progetto THAMM Plus, che dispone di una propria struttura e di specifiche modalità attuative. Il punto di contatto, tuttavia, è evidente: costruire il collegamento tra formazione nei Paesi d’origine e fabbisogni reali delle imprese italiane.

I trenta lavoratori arrivati dal Marocco non risolvono, da soli, il problema della carenza di competenze. Ma dimostrano che una strada operativa può essere costruita. E che, per molte aziende, la ricerca del personale potrebbe cominciare ben prima dell’apertura di una posizione lavorativa: nel momento in cui si decide quali competenze serviranno domani.