Hotel e ristoranti, il paradosso italiano: il mercato cresce ma due imprese su tre faticano a trovare personale

Dal 19 al 21 ottobre Bologna diventa il punto d’incontro dell’ospitalità internazionale con HIP – Horeca Professional Expo. Oltre 10mila professionisti attesi, più di 220 brand espositori e un congresso dedicato alle nuove sfide del settore. Tra innovazione e investimenti, resta aperta una questione decisiva: dove trovare le competenze necessarie per sostenere la crescita?

L’ospitalità guarda al futuro, ma il personale resta il grande interrogativo

Un settore che cresce, investe, innova e cerca nuove opportunità di sviluppo. Ma che, quando arriva il momento di rafforzare gli organici, deve fare i conti con una difficoltà sempre più evidente: trovare le persone giuste, con le competenze necessarie, nei tempi richiesti dalle imprese.

È uno dei temi che accompagnano HIP – Horeca Professional Expo, la manifestazione internazionale dedicata al mondo dell’ospitalità che si svolge dal 19 al 21 ottobre a BolognaFiere. Un appuntamento che porta per la prima volta in Italia un format europeo dedicato all’innovazione di hotel, ristoranti, bar e attività collegate.

I numeri annunciati dagli organizzatori raccontano la dimensione dell’evento: oltre 10mila professionisti attesi, più di 220 brand espositori e oltre 400 esperti internazionali coinvolti nell’Hospitality 4.0 Congress. Un programma articolato in più di venti summit e oltre 120 sessioni per affrontare le trasformazioni di un comparto chiamato a rinnovare modelli organizzativi, tecnologie e strategie di crescita.

Ma dietro le prospettive di sviluppo si nasconde una contraddizione. Secondo i dati richiamati da BolognaFiere nella presentazione della manifestazione, due imprese su tre dichiarano difficoltà nel reperimento di personale qualificato.

Un indicatore che racconta un problema strutturale: la crescita dell’attività economica non si traduce automaticamente nella disponibilità delle professionalità necessarie a sostenerla.

Dalla digitalizzazione alla formazione: Bologna mette al centro la sfida delle competenze

L’edizione italiana di HIP nasce con l’ambizione di offrire alle imprese strumenti per migliorare competitività e produttività. Dalla digitalizzazione all’intelligenza artificiale, dalle nuove tecnologie per la ristorazione ai modelli di gestione alberghiera, il programma attraversa le principali trasformazioni del settore.

Ma il futuro dell’ospitalità non dipende soltanto dalle macchine, dai software o dagli investimenti nelle strutture. Dipende anche dalle persone.

Non a caso, tra gli appuntamenti del congresso figura l’Horeca Talent Summit, dedicato alle difficoltà di attrarre e trattenere personale qualificato. Il confronto affronta temi come la valorizzazione delle professioni, la formazione, la fidelizzazione dei lavoratori e la collaborazione tra imprese e istituzioni educative.

Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente il numero di candidati disponibili. Riguarda anche la capacità delle aziende di offrire percorsi professionali credibili, condizioni di lavoro attrattive e opportunità di crescita.

In un comparto caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, organizzare una risposta individuale può diventare complicato. Un albergo può avere bisogno di alcune figure per la cucina, un altro di personale per i servizi ai piani, un ristorante di professionisti capaci di inserirsi rapidamente nella propria organizzazione.

Esigenze diverse che, considerate singolarmente, possono apparire limitate. Ma che, se raccolte e organizzate attraverso associazioni di categoria e reti di imprese, possono trasformarsi in un fabbisogno professionale strutturato, sul quale programmare percorsi di formazione e inserimento.

È anche per questo che appuntamenti come HIP assumono un significato che va oltre l’esposizione di prodotti e tecnologie: diventano luoghi nei quali il mondo imprenditoriale può confrontarsi sulle condizioni necessarie per sostenere la propria crescita.

Cercare lavoratori non basta più: la formazione nei Paesi terzi può aprire una nuova strada

Se il personale qualificato non è immediatamente disponibile, una delle risposte possibili consiste nel costruire percorsi capaci di prepararlo prima dell’assunzione.

È una prospettiva particolarmente interessante per il settore alberghiero e della ristorazione, dove la conoscenza della lingua italiana, le competenze professionali e la capacità di inserirsi nell’organizzazione aziendale rappresentano elementi fondamentali.

In questo scenario si inseriscono anche le opportunità previste dall’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nell’ambito della disciplina rafforzata dal Decreto Cutro. La normativa consente di sviluppare programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi, collegati a successivi percorsi di ingresso legale e assunzione in Italia, secondo i requisiti e le procedure stabiliti.

Un modello che può assumere particolare valore quando più aziende condividono fabbisogni simili. La raccolta delle esigenze occupazionali, la definizione dei profili professionali e la preparazione dei candidati all’estero possono contribuire a rendere più programmabile l’inserimento dei lavoratori.

È proprio su questa sequenza che si concentra il progetto Road To Italy®, promosso da SIA Servizi: partire dalle necessità reali delle imprese italiane, individuare nei Paesi terzi le persone da formare e costruire percorsi professionali orientati al successivo ingresso e all’assunzione.

Naturalmente, la formazione internazionale non può essere considerata una soluzione automatica. Occorrono imprese realmente interessate ad assumere, programmi conformi alla normativa, tempi di preparazione adeguati e condizioni di inserimento sostenibili.

Ma il tema posto dalla manifestazione di Bologna apre una riflessione più ampia. Per un settore che continua a investire in innovazione, l’accesso alle competenze rischia di diventare uno dei principali fattori di competitività.

Perché un albergo può rinnovare le camere, un ristorante può ampliare la cucina e un’impresa può investire nelle tecnologie più avanzate. Ma senza persone preparate a far funzionare tutto questo, la crescita rischia di fermarsi sulla soglia.