Il Lazio guarda al mare: infrastrutture, logistica e competenze al centro del Blue Planet Economy Forum

Il 21 ottobre alla Fiera di Roma è andato in scena il confronto promosso da Unindustria con i vertici delle infrastrutture portuali, FS Logistix, Aeroporti di Roma e Unidata. La vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha preso parte all’appuntamento dedicato agli investimenti e allo sviluppo della Blue Economy.

Il mare non è soltanto una linea sull’orizzonte. È una porta industriale, un sistema di infrastrutture, un collegamento tra territori e mercati. È il luogo in cui logistica, trasporti, energia, tecnologia e costruzioni incontrano alcune delle grandi trasformazioni dell’economia contemporanea.

Ma dietro ogni infrastruttura ci sono persone. Tecnici che la progettano, operai che la realizzano, manutentori che ne garantiscono il funzionamento, specialisti che accompagnano l’evoluzione dei sistemi produttivi.

È da questa prospettiva che mercoledì 21 ottobre, alla Fiera di Roma, si è svolto il panel Infrastrutture Blu, promosso da Unindustria nell’ambito del Blue Planet Economy Expoforum 2026. L’incontro ha riunito rappresentanti delle infrastrutture, della logistica, dei trasporti e delle telecomunicazioni per discutere gli investimenti collegati all’economia del mare, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e al coinvolgimento degli operatori interessati.

Un confronto che ha riportato al centro una questione decisiva per il sistema produttivo del Lazio: la capacità di trasformare le opportunità infrastrutturali in sviluppo industriale, competitività e nuove professionalità.

Porti, logistica e aeroporti: le infrastrutture come sistema

A introdurre e moderare i lavori è stato Cristiano Dionisi, presidente della Piccola Industria di Unindustria e delegato Energia e Blue Economy della Piccola Industria di Confindustria.

Il programma ha coinvolto Raffaele Latrofa, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, Sabrina De Filippis, amministratrice delegata e direttrice generale di FS Logistix, Francesco Piccirilli, responsabile della pianificazione infrastrutturale e ambientale di Aeroporti di Roma, e Roberto Forte, Chief Commercial Officer di Unidata.

Le conclusioni istituzionali sono state affidate a Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio.

La composizione del panel evidenzia la natura trasversale dell’economia del mare. Porti, ferrovie, aeroporti e reti di comunicazione non costituiscono comparti isolati: sono infrastrutture complementari, chiamate a sostenere i flussi di merci e persone, la continuità dei servizi e la competitività dei territori.

La capacità di coordinare investimenti, collegamenti logistici e sostenibilità diventa quindi un fattore decisivo per rafforzare il ruolo del Lazio nel Mediterraneo.

Il capitale umano, l’infrastruttura che non si vede

La realizzazione e la gestione delle infrastrutture richiedono competenze distribuite lungo numerose filiere: dalle costruzioni all’impiantistica, dalla manutenzione industriale alla logistica, fino alle tecnologie energetiche e digitali.

Carpentieri metallici, saldatori, elettricisti industriali, installatori, manutentori meccanici e tecnici degli impianti sono esempi di professionalità che possono risultare necessarie in diversi segmenti di queste filiere. Non significa che siano state annunciate nuove assunzioni durante il panel: per identificare fabbisogni effettivi occorrono indicazioni dirette delle imprese e dati riferiti a specifici progetti.

Il punto, tuttavia, è strutturale. Gli investimenti infrastrutturali richiedono una programmazione del capitale umano coerente con i tempi di realizzazione e con le esigenze operative delle aziende.

Se le opere avanzano più rapidamente della disponibilità di competenze, il rischio è che la carenza di personale diventi un ostacolo alla capacità produttiva.

È per questo che il dialogo tra istituzioni, associazioni datoriali, imprese e organismi formativi può assumere un ruolo importante: anticipare le professionalità necessarie, individuare i percorsi di qualificazione e collegare la formazione alle reali esigenze del mercato.

Dalla formazione internazionale alle esigenze delle imprese

Accanto alla formazione dei giovani, alla riqualificazione professionale e alla valorizzazione dei lavoratori già presenti sul territorio, anche la cooperazione con i Paesi terzi può offrire strumenti complementari.

L’articolo 23 del Decreto Legislativo 286/1998 disciplina programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi d’origine che, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa, possono favorire il successivo ingresso legale in Italia di lavoratori formati in funzione delle esigenze del mercato del lavoro.

La logica è collegare tre passaggi: individuare le competenze richieste dalle imprese italiane, organizzare una preparazione adeguata nei Paesi di origine e accompagnare, attraverso le procedure applicabili, l’inserimento lavorativo in Italia.

Non è una soluzione automatica alla carenza di personale, né un percorso che possa prescindere dalla disponibilità di aziende interessate ad assumere. Richiede progetti strutturati, formazione coerente con le mansioni e un raccordo effettivo con il tessuto produttivo.

Il panel di Unindustria non era dedicato specificamente all’articolo 23 e non ha annunciato nuovi programmi di reclutamento internazionale. Il tema del capitale umano rappresenta però una delle questioni da affrontare quando gli investimenti infrastrutturali vengono tradotti in progetti industriali e attività operative.

La sfida successiva: trasformare gli investimenti in competenze

L’economia del mare è un sistema nel quale la competitività dipende dalla capacità di integrare infrastrutture, innovazione, sostenibilità e professionalità.

Il confronto ospitato alla Fiera di Roma ha messo attorno allo stesso tavolo protagonisti di settori che contribuiscono alla mobilità, alla logistica e allo sviluppo delle reti strategiche del Paese.

La sfida, per il Lazio e per il sistema produttivo nazionale, è fare in modo che la crescita delle infrastrutture trovi un corrispondente sviluppo delle competenze necessarie a realizzarle e gestirle.

Perché il futuro dell’economia del mare non si misura soltanto nella capacità di costruire nuove infrastrutture. Si misura anche nella capacità di preparare le persone che dovranno farle funzionare.

Fonte: Unindustria, programma ufficiale del panel “Infrastrutture Blu”, 21 ottobre 2026; programma Blue Planet Economy Expoforum 2026.