L’autotrasporto italiano continua a fare i conti con la difficoltà di reperire conducenti professionali. Secondo i dati Confartigianato riferiti al 2025, il 58,8% delle entrate previste per conducenti di mezzi pesanti e camion nelle micro e piccole imprese risulta difficile da coprire. Un problema che non riguarda soltanto il numero degli autisti disponibili, ma anche qualifiche, abilitazioni e preparazione professionale. L’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione può offrire una prospettiva: selezionare e formare nei Paesi terzi lavoratori destinati a imprese italiane con un fabbisogno già individuato.
Il camion è pronto. L’autista è sempre più difficile da trovare
Ogni giorno sulle strade italiane viaggiano merci, componenti industriali, prodotti alimentari e materiali destinati alle imprese. Dietro ogni consegna c’è una catena organizzativa che dipende anche da una figura professionale fondamentale: il conducente. Eppure proprio gli autisti continuano a rappresentare una delle categorie più difficili da reperire. Secondo l’analisi diffusa da Confartigianato nel febbraio 2026, sulla base dei dati Excelsior 2025, nelle micro e piccole imprese il 58,8% delle entrate previste per conducenti di mezzi pesanti e camion presenta difficoltà di reperimento. Un dato che descrive una criticità strutturale, aggravata dalla necessità di disporre di personale con competenze specifiche, abilitazioni professionali e conoscenza delle norme che regolano la circolazione e il trasporto delle merci. Il problema non è semplicemente trovare qualcuno disposto a guidare. È individuare una persona professionalmente qualificata, capace di gestire il veicolo, rispettare i tempi di guida e riposo, operare in sicurezza e inserirsi nell’organizzazione di un’impresa. Perché un camion fermo non è soltanto un mezzo parcheggiato. È una consegna che non parte e un pezzo di economia che rallenta.
Decreto Cutro, dalla formazione all’estero alla qualificazione in Italia
Il Decreto Cutro, attraverso l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, può rappresentare uno strumento per affrontare una parte di questo fabbisogno. Il percorso, però, deve partire dall’impresa italiana che cerca autisti e dalle mansioni che questi dovranno svolgere. Una società di autotrasporto può individuare il numero di conducenti necessari, le tipologie di mezzi utilizzati e le competenze professionali richieste. Su questa base è possibile valutare la costruzione di un programma approvato di formazione professionale e civico-linguistica in un Paese terzo. La preparazione può comprendere lingua italiana, sicurezza stradale, organizzazione del trasporto e conoscenza delle regole professionali. Resta un passaggio decisivo: una patente conseguita all’estero non equivale automaticamente a una patente italiana e la formazione ex articolo 23 non sostituisce la CQC. Occorre verificare, in relazione al Paese di provenienza, la possibilità di conversione del titolo di guida e le procedure necessarie per conseguire le abilitazioni professionali richieste in Italia. Soltanto attraverso un percorso che tenga insieme formazione, requisiti amministrativi e disponibilità all’assunzione si può costruire un ingresso legale finalizzato al lavoro, fuori dalle quote ordinarie nei casi previsti dall’articolo 23.
Road To Italy, un corridoio professionale da costruire insieme alle imprese
Per Road To Italy di SIA Servizi, l’autotrasporto rappresenta una filiera nella quale il collegamento tra fabbisogno aziendale e formazione preventiva può assumere un valore particolare. Il punto di partenza non è il Paese nel quale cercare autisti, ma l’azienda italiana che ne ha bisogno. Da lì si passa alla verifica delle qualifiche richieste, all’individuazione dei Paesi terzi nei quali sia possibile selezionare candidati compatibili, alla formazione professionale e civico-linguistica e alla successiva procedura di ingresso e assunzione. Il percorso deve essere costruito tenendo conto anche dei tempi e dei costi necessari per ottenere le abilitazioni valide in Italia. È questa la differenza tra una ricerca generica di manodopera e un progetto professionale programmato. Non basta trovare qualcuno che sappia guidare un camion. Bisogna preparare una persona che possa farlo legalmente, professionalmente e in sicurezza sulle strade italiane. E sapere, prima ancora che parta, quale impresa la sta aspettando.





