La transizione energetica passa attraverso edifici più efficienti, impianti moderni e nuove tecnologie. Ma per realizzarla servono persone capaci di installare, riparare e mantenere quei sistemi. Nelle micro e piccole imprese italiane il 78,8% delle entrate previste per idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e del gas risulta difficile da coprire. La carenza riguarda anche elettricisti e installatori di apparecchiature elettromeccaniche. L’articolo 23 può offrire alle imprese una possibilità concreta: individuare le professionalità mancanti e formarle nei Paesi terzi prima dell’ingresso in Italia.
Case più efficienti, impianti più moderni. Ma chi li installerà?
Pompe di calore, impianti termici, reti idrauliche, sistemi di climatizzazione e tecnologie per l’efficienza energetica stanno cambiando il modo di costruire e riqualificare gli edifici. Ma ogni innovazione deve confrontarsi con un elemento essenziale: qualcuno deve essere in grado di installarla e mantenerla. I dati diffusi da Confartigianato nel 2026, riferiti al mercato del lavoro del 2025, mostrano quanto il problema sia concreto. Nelle micro e piccole imprese italiane risultano difficili da reperire il 78,8% degli idraulici e posatori di tubazioni idrauliche e del gas, il 71,8% degli elettricisti nelle costruzioni civili e il 67,9% degli installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici. Numeri che raccontano un paradosso: mentre l’Italia punta a modernizzare edifici e infrastrutture, una parte delle aziende fatica a trovare le persone necessarie per realizzare gli interventi. Non è soltanto una questione di quantità. Servono conoscenze tecniche, capacità operative, rispetto delle normative e competenze che cambiano insieme alle tecnologie. Possiamo progettare edifici sempre più intelligenti. Ma senza tecnici preparati, anche l’impianto più moderno rischia di rimanere soltanto sulla carta.
Decreto Cutro, la formazione professionale può cominciare prima del viaggio
È su questo terreno che l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, modificato dal Decreto Cutro, può diventare uno strumento di programmazione del personale. Un’impresa italiana che necessita di installatori, manutentori o tecnici impiantisti può contribuire a definire le competenze richieste e valutare la costruzione di un programma approvato di formazione professionale e civico-linguistica in un Paese terzo. Il percorso può essere progettato attorno a mansioni precise: posa delle tubazioni, montaggio degli impianti, lettura di schemi tecnici, manutenzione ordinaria, utilizzo delle attrezzature e sicurezza sul lavoro. Accanto alla preparazione tecnica trovano spazio lingua italiana ed educazione civica. Il completamento positivo di un programma approvato può consentire l’accesso allo specifico canale di ingresso lavorativo fuori dalle quote ordinarie, in presenza di un datore di lavoro e nel rispetto delle procedure previste. Rimane indispensabile distinguere le competenze acquisite durante la formazione dai requisiti e dalle abilitazioni eventualmente richiesti dalla normativa italiana per determinate attività. La formazione all’estero prepara il lavoratore. Non elimina gli obblighi professionali e di sicurezza previsti in Italia. Il principio resta semplice: partire dal fabbisogno dell’impresa, individuare i candidati, formarli e costruire successivamente il percorso legale verso l’assunzione.
Road To Italy, la transizione energetica ha bisogno anche di mani esperte
Per Road To Italy di SIA Servizi, l’impiantistica rappresenta un settore nel quale la domanda delle imprese può essere tradotta in percorsi professionali concreti. Termoidraulica, elettricità, climatizzazione, manutenzione e installazione sono attività presenti in migliaia di aziende italiane, spesso di piccole dimensioni. Proprio per questo diventa interessante il ruolo delle associazioni di categoria e delle reti di imprese: raccogliere fabbisogni omogenei, individuare professionalità comuni e valutare la possibilità di costruire programmi formativi condivisi. Non si tratta di cercare genericamente lavoratori stranieri, ma di rispondere a necessità produttive già esistenti. L’azienda italiana indica il mestiere e le competenze, il programma nel Paese terzo prepara i candidati e il successivo percorso amministrativo può condurre all’ingresso legale e all’assunzione. La transizione energetica viene spesso raccontata attraverso grandi investimenti, nuove tecnologie e obiettivi ambientali. Ma esiste una parte della trasformazione molto meno visibile, fatta di tubazioni, cavi, impianti e manutenzione quotidiana. Perché il futuro energetico di un Paese non si costruisce soltanto progettando nuove tecnologie. Si costruisce anche formando le persone capaci di installarle.





