Meccatronica, agroalimentare, legno, arredo e moda: il sistema produttivo italiano si prepara a una domanda occupazionale imponente. Unioncamere stima un fabbisogno che potrebbe superare le 900mila unità entro il 2029, mentre per alcuni profili le difficoltà di reperimento raggiungono il 55%. Una sfida che riguarda anche la capacità di costruire professionalità prima del loro ingresso in Italia. L’articolo 23 offre uno strumento per farlo, partendo dalle esigenze delle imprese.
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Il Made in Italy ha un problema che non si risolve comprando nuove macchine
Ci sono aziende capaci di esportare in tutto il mondo, prodotti che raccontano l’eccellenza italiana e tecnologie che continuano a evolversi. Ma dietro ogni macchina, ogni linea produttiva e ogni processo industriale c’è una variabile che non può essere sostituita con un investimento: la competenza delle persone. Secondo l’analisi di Unioncamere sui fabbisogni del Made in Italy, tra il 2026 e il 2029 le filiere produttive considerate potrebbero richiedere oltre 900mila lavoratori. Per alcune professionalità, la difficoltà di reperimento raggiunge il 55%.
Unioncamere Non significa che tutti quei posti siano attualmente vacanti, né che debbano essere coperti attraverso lavoratori provenienti dall’estero. Significa però che il problema delle competenze è destinato ad accompagnare lo sviluppo industriale italiano nei prossimi anni. E che le imprese devono cominciare a programmare oggi le professionalità delle quali avranno bisogno domani.
Il Decreto Cutro può diventare uno strumento di programmazione industriale
È qui che l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione assume un significato che va oltre la gestione degli ingressi. La norma, rafforzata dal Decreto Cutro, permette di costruire programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi, finalizzati al successivo ingresso lavorativo in Italia fuori dalle quote ordinarie del Decreto Flussi.
Ministero Lavoro Sociale Il punto decisivo è il collegamento con la domanda delle imprese. Se un’azienda della meccatronica sa che nei prossimi mesi avrà bisogno di manutentori o operatori specializzati, può contribuire a definire le competenze necessarie per un percorso formativo all’estero. Lo stesso principio può essere applicato alle altre filiere, purché esista un fabbisogno concreto e un programma coerente con le disposizioni ministeriali. Non si tratta di importare genericamente personale. Si tratta di programmare la formazione delle professionalità che il sistema produttivo italiano dichiara di non riuscire a reperire.
Road To Italy, il futuro della fabbrica comincia prima dell’assunzione
È questa la prospettiva sulla quale lavora Road To Italy di SIA Servizi. Il progetto parte dalle esigenze delle imprese italiane e costruisce percorsi di individuazione e formazione di professionalità nei Paesi terzi, attraverso gli strumenti previsti dall’articolo 23. Il dato di Unioncamere apre una questione concreta: quanto potrebbe essere utile per le aziende programmare il proprio fabbisogno professionale con mesi di anticipo, invece di cercare personale soltanto quando la postazione è già vuota? Il percorso richiede selezione, formazione tecnica, lingua italiana, educazione civica, sicurezza e il completamento delle procedure previste per l’ingresso e l’assunzione. Ma consente di spostare il problema dal momento dell’emergenza a quello della programmazione. Perché una fabbrica non dovrebbe accorgersi di avere bisogno di un tecnico soltanto quando la macchina è già ferma.





