La Banca Mondiale certifica i risultati del progetto di diversificazione economica della Sierra Leone: oltre 35.000 posti diretti e indiretti, investimenti privati e migliaia di imprenditori coinvolti in percorsi di formazione. Un settore che sta costruendo professionalità nell’ospitalità e nei servizi. Per Road To Italy si apre una domanda concreta: quali competenze possono essere selezionate e formate nel Paese africano per rispondere ai fabbisogni delle aziende italiane?
Il turismo non è soltanto una camera da riempire
Una spiaggia può attirare un visitatore. Un albergo può convincerlo a fermarsi. Ma per trasformare un luogo in una destinazione servono persone. Chi accoglie, chi cucina, chi organizza, chi accompagna, chi mantiene in funzione una struttura e chi costruisce servizi intorno all’esperienza del viaggio. È questa la trasformazione che la Sierra Leone sta provando a realizzare attraverso il proprio progetto di diversificazione economica, sostenuto dalla Banca Mondiale. I risultati pubblicati il 23 settembre 2026 raccontano oltre 35.000 posti di lavoro diretti e indiretti e più di 92 milioni di dollari di investimenti privati mobilitati. Il programma ha coinvolto anche migliaia di imprenditori in attività formative e di sviluppo delle imprese.
Banca Mondiale Dalle spiagge di Bureh al santuario di Tacugama, fino a Leicester Peak, il turismo viene utilizzato come leva per sviluppare infrastrutture, servizi e occupazione. E dietro ogni nuova attività emerge la stessa necessità: persone preparate per trasformare un investimento in un servizio che funziona.
Le professionalità del turismo possono parlare con l’Italia
È qui che la notizia africana incontra una possibile prospettiva italiana. Il turismo non produce soltanto occupazione negli alberghi. Muove ristorazione, manutenzione, trasporti, servizi e attività collegate. Ma un programma destinato al mercato italiano non può nascere dalla semplice constatazione che in Sierra Leone si stanno formando nuove competenze. Deve partire dalla domanda opposta: quali figure professionali cercano le imprese italiane e non riescono a reperire? Se un gruppo alberghiero, un’impresa della ristorazione o un operatore dei servizi individua un fabbisogno reale, l’articolo 23 può offrire la cornice per costruire un percorso dedicato nel Paese terzo. Selezione dei candidati, formazione sul mestiere richiesto, preparazione linguistica e civica, diritti e sicurezza. Poi, completato positivamente il programma approvato, le procedure previste per l’ingresso lavorativo fuori dalle quote ordinarie e l’assunzione in Italia. Non si tratta di trasferire automaticamente i risultati del progetto della Banca Mondiale dentro il Decreto Cutro. Si tratta di verificare se un sistema che sta sviluppando competenze possa diventare anche un partner per formare professionalità richieste dalle aziende italiane.
Road To Italy, prima il posto di lavoro. Poi la destinazione
La Sierra Leone rappresenta così una nuova pista di osservazione per Road To Italy di SIA Servizi. Un Paese nel quale il turismo sta generando lavoro e formazione può diventare interessante anche per costruire programmi professionali destinati all’Italia. Ma soltanto quando il progetto nasce da un fabbisogno occupazionale individuato. È la differenza tra raccontare genericamente un continente che cresce e costruire un percorso capace di collegare due mercati del lavoro. Da una parte l’impresa italiana che cerca una professionalità. Dall’altra un candidato selezionato e formato nel proprio Paese. In mezzo un programma approvato ex articolo 23, le procedure di ingresso e l’obiettivo dell’assunzione. La Sierra Leone sta imparando a trasformare le proprie bellezze in opportunità economiche. Road To Italy può provare a costruire un’altra opportunità, senza sottrarre valore a quella crescita: formare persone per professionalità richieste anche dal sistema produttivo italiano. Perché il viaggio, in fondo, non dovrebbe cominciare quando si compra un biglietto. Dovrebbe cominciare molto prima, quando qualcuno individua un mestiere, qualcuno decide di impararlo e un’impresa sa già perché ne ha bisogno. Prima il lavoro. Poi la formazione. Infine la frontiera.





