Working poor in Italia: salari bassi e fragilità crescenti per giovani e stranieri

In Italia il fenomeno dei “working poor” assume proporzioni sempre più allarmanti: chi ha un lavoro rischia comunque la povertà. I dati recenti indicano che oltre 2,3 milioni di occupati italiani sono a rischio povertà in quanto il loro reddito netto è inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Le cause sono radicate: inflazione, salari stagnanti, contratti part-time e precariato. Il risultato è una paradossale situazione in cui avere un impiego non significa automaticamente autonomia economica.

Il rapporto evidenzia che il fenomeno tocca in modo più forte precise categorie: giovani sotto i 35 anni, stranieri, donne. Nel 2024 tra gli operai il rischio povertà raggiungeva il 15,6% mentre tra le famiglie straniere il 35,2% contro il 6,2% di quelle italiane. Questo quadro pone una domanda critica: come può il mercato del lavoro assorbire persone che arrivano in Italia, se anche chi è inserito è fragilmente collocato? In altre parole: non basta l’inserimento, serve che sia solido, stabile e qualificato.

Per i migranti e i rifugiati questo tema è doppiamente importante. Chi arriva, spesso senza padronanza dell’italiano, senza riconoscimento delle competenze, si trova a occuparsi in mansioni poco qualificate, parte del segmento vulnerabile. Ecco allora che la lingua italiana, la formazione tecnica, il riconoscimento delle esperienze pregresse diventano strumenti decisivi per evitare che si entri nel flusso del lavoro “povero”. La formazione diventa così strategia di protezione e occasione di valorizzazione.

In questo contesto, SIA Servizi propone un modello formativo che inizia dalla lingua italiana di base e avanza verso corsi di secondo livello, specialistici, orientati al lavoro. Serve dare alle persone non solo un lavoro, ma un lavoro che remuneri, che duri, che valorizzi. Con il brand Road To Italy® il percorso trova il completamento: la formazione non resta nell’aula, ma si collega al mondo reale delle imprese che cercano profili motivati, competenti, preparati. In un Paese dove lavorare non basta se non si è qualificati, il modello di SIA Servizi diventa ponte operativo: dalla lingua al mestiere, dall’arrivo all’autonomia.

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