Venti miliardi per far crescere le imprese italiane. Ma chi farà funzionare quelle aziende?

Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per sostenere investimenti, innovazione e riqualificazione delle piccole imprese italiane. Rinnovati gli accordi con Confartigianato, Confcommercio e Federalberghi. Un’operazione che guarda al futuro di commercio, artigianato e turismo, ma che porta con sé una domanda decisiva: accanto alle risorse economiche, le aziende riusciranno a trovare anche le professionalità necessarie per crescere? È su questo terreno che formazione e Decreto Cutro possono diventare strumenti complementari allo sviluppo.

Venti miliardi per le imprese. La crescita riparte dai territori

Dietro la saracinesca di un negozio, il laboratorio di un artigiano o la reception di un piccolo albergo si nasconde una parte gigantesca dell’economia italiana. Realtà spesso familiari, costruite nel tempo, capaci di sostenere occupazione e servizi anche lontano dai grandi centri industriali. È a questo mondo che guarda il nuovo piano presentato a Milano l’8 ottobre da Intesa Sanpaolo, insieme a Confartigianato, Confcommercio e Federalberghi. Venti miliardi di euro di nuovi finanziamenti destinati a investimenti in digitalizzazione, energia e sviluppo delle attività. L’iniziativa riguarda un bacino di circa 800mila imprese clienti della Divisione Banca dei Territori e introduce strumenti dedicati alla liquidità, alla riqualificazione delle strutture ricettive e agli investimenti tecnologici. Ma il dato più interessante è forse quello che descrive il peso delle piccolissime aziende: in Italia se ne contano oltre 4,4 milioni, pari al 95% delle imprese, con circa 7,5 milioni di addetti. Un patrimonio economico e sociale che non può permettersi di rimanere fermo. Perché un finanziamento può acquistare una macchina, rinnovare un albergo o ampliare un laboratorio. Ma, una volta terminati i lavori, quella macchina dovrà essere utilizzata, quell’albergo gestito e quel laboratorio dovrà continuare a produrre.

Il capitale economico non basta senza quello umano

Il nuovo accordo affronta il tema degli investimenti e richiama anche la necessità di formazione specializzata e tutela dell’occupazione. È un passaggio tutt’altro che secondario. La crescita delle imprese, infatti, non dipende soltanto dalla disponibilità di credito. Dipende dalla capacità di trasformare le risorse in attività produttive, nuovi servizi e lavoro. Un’impresa artigiana che investe in un impianto più moderno potrebbe aver bisogno di un operatore specializzato. Un albergo che riqualifica una struttura potrebbe programmare nuove assunzioni. Una piccola azienda che amplia la produzione potrebbe dover individuare tecnici e manutentori. Sono esempi di fabbisogni possibili, non assunzioni già annunciate dal piano bancario. Ma indicano un problema concreto: gli investimenti devono incontrare le competenze. Ed è qui che l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, nella disciplina modificata dal Decreto Cutro, può rappresentare uno strumento aggiuntivo. Quando un’azienda italiana individua professionalità che non riesce a reperire, può contribuire alla costruzione di programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi terzi. Il percorso parte dal fabbisogno italiano, passa attraverso la selezione e la preparazione dei candidati all’estero e può concludersi, rispettando le procedure previste, con l’ingresso legale fuori quota e l’assunzione. Non un collegamento automatico tra finanziamenti bancari e ingresso di lavoratori stranieri, ma due strumenti distinti che possono concorrere alla stessa finalità: sostenere la capacità produttiva delle imprese.

Road To Italy, il prossimo investimento può essere una professionalità

Per Road To Italy di SIA Servizi, la notizia apre soprattutto una prospettiva di interlocuzione con il sistema delle associazioni imprenditoriali. Confartigianato, Confcommercio e Federalberghi rappresentano mondi produttivi differenti, ma accomunati dalla necessità di programmare il futuro. Ed è proprio attraverso le associazioni che si potrebbero raccogliere fabbisogni omogenei di più imprese, individuare i mestieri richiesti e valutare la costruzione di percorsi formativi nei Paesi terzi ai sensi dell’articolo 23. Prima il posto di lavoro e le competenze necessarie. Poi la selezione, la formazione professionale e civico-linguistica, l’ingresso legale e l’assunzione. Il credito può sostenere la crescita economica. La formazione può preparare il capitale umano necessario a renderla possibile. Sono due percorsi differenti, ma possono incontrarsi davanti allo stesso cancello aziendale. Perché venti miliardi possono aiutare un’impresa a costruire il proprio futuro. Ma quel futuro avrà comunque bisogno di qualcuno capace di lavorarci dentro.