Saipem firma con ExxonMobil Mozambique una lettera di intenti per le attività preliminari di Rovuma LNG. Il primo valore è di 32 milioni di dollari, ma il progetto punta a una capacità di 18,6 milioni di tonnellate di LNG all’anno. La grande commessa EPC deve ancora essere assegnata. Ed è lì che comincia la partita che può trascinare imprese, filiera e competenze italiane.
Trentadue milioni di dollari. Una cifra importante. Eppure, per capire cosa sta accadendo in Mozambico, bisogna quasi dimenticarla.
Perché i 32 milioni annunciati da Saipem rappresentano soltanto il primo tratto di una strada che potrebbe portare molto più lontano. Il gruppo italiano, alla guida della joint venture SMDC con McDermott Energy Solutions, Daewoo Engineering & Construction e China Petroleum Engineering & Construction Corporation, ha firmato una Letter of Intent con ExxonMobil Moçambique per le attività preliminari relative alla Fase 1 del progetto Rovuma LNG.
Le attività riguardano ingegneria e approvvigionamento necessari a far avanzare definizione e pianificazione del progetto. Il primo passo è stato compiuto. Il salto di scala, però, deve ancora arrivare.
La grande commessa non è stata ancora assegnata
La distinzione è fondamentale: Saipem non ha ancora ottenuto il contratto EPC definitivo. L’assegnazione delle attività di Engineering, Procurement and Construction alla joint venture SMDC resta subordinata alla Final Investment Decision dei partner dell’Area 4 e alle necessarie autorizzazioni governative e regolamentari, attese nel 2026.
Raccontare oggi Rovuma LNG come una commessa già conquistata significherebbe anticipare una decisione che non è ancora arrivata. Ma ignorare ciò che si sta muovendo sarebbe l’errore opposto.
Perché nelle grandi infrastrutture industriali i miliardi non cominciano a muoversi il giorno della firma definitiva. Prima si muovono progettazione, relazioni, forniture e posizionamenti. Poi arrivano i contratti.
Un impianto da 18,6 milioni di tonnellate l’anno
Basta guardare le dimensioni. Rovuma LNG prevede sulla penisola di Afungi un impianto terrestre di liquefazione del gas naturale composto da due treni principali e dodici moduli di liquefazione, con una capacità complessiva prevista di circa 18,6 milioni di tonnellate di LNG all’anno.
Saipem era già dentro il percorso: nell’agosto 2024 alla partnership SMDC erano state assegnate le attività FEED, la progettazione ingegneristica preliminare. La nuova lettera di intenti sposta ora il progetto un altro passo in avanti.
Non è ancora il traguardo. Ma la direzione è tracciata.
C’è molta Italia dentro Rovuma
Nell’Area 4 siedono ENH, CNPC, Eni, KOGAS e XRG. Saipem guida invece la joint venture industriale impegnata nella preparazione del progetto.
La presenza italiana si trova quindi su due lati della stessa infrastruttura: nella compagine del progetto e nella grande ingegneria necessaria per costruirlo.
Ed è qui che Rovuma LNG smette di essere soltanto una storia di gas. Diventa una storia di internazionalizzazione industriale italiana, giocata a migliaia di chilometri da casa ma dentro una delle partite energetiche più importanti dell’Africa.
Dietro una grande commessa ne viaggiano cento più piccole
Un progetto di questa dimensione non vive soltanto dei nomi scritti in cima ai contratti. Ha bisogno di progettazione, impianti, componentistica, logistica, manutenzione, servizi, sicurezza e professionalità specializzate.
È l’indotto che si muove dietro il gigante. Ed è probabilmente lì che la notizia diventa ancora più interessante per il sistema Italia.
Se arriverà la decisione finale d’investimento, il passaggio da seguire sarà capire quali aziende entreranno nella filiera, quali professionalità saranno richieste e quanto spazio riuscirà a conquistare il sistema produttivo italiano.
Perché una grande commessa all’estero non vale soltanto per chi riesce a mettere la propria firma in fondo al contratto. Vale per le aziende che entrano nella catena delle forniture, per i servizi che si spostano insieme al progetto, per le competenze che diventano necessarie.
Rovuma LNG non è ancora arrivato al suo sì definitivo. I 32 milioni sono il primo movimento, non il punto d’arrivo.
E quando un gigante da 18,6 milioni di tonnellate l’anno ricomincia a muoversi, bisogna guardare oltre la locomotiva.
Perché la vera misura della partita italiana potrebbe essere scritta nei vagoni che riuscirà a trascinare con sé.





