Settecento persone da formare in Bangladesh per professionalità tecniche richieste dal sistema produttivo. Il progetto C.O.M.E.T., approvato dal Ministero del Lavoro il 3 agosto 2026, porta su una scala molto più grande il modello della formazione nei Paesi d’origine. L’immigrazione per lavoro cambia vocabolario: non soltanto ingressi, ma mestieri.
Settecento persone, ma soprattutto settecento competenze
Il numero colpisce: 700 destinatari. Il progetto C.O.M.E.T. – Connessioni Occupazionali e Mobilità per l’Eccellenza Tecnica – riguarda il Bangladesh, ha una durata prevista di 24 mesi ed è stato approvato il 3 agosto 2026. Il Portale Integrazione Migranti lo indica in fase di avvio.
Ma fermarsi al numero significherebbe perdere la parte più interessante della storia. Perché dentro quei 700 ci sono professionalità. Saldatori, carpentieri navali, muratori, stuccatori, piastrellisti, elettricisti. Mestieri concreti legati a edilizia, meccanica, impiantistica e cantieristica. Per anni il dibattito sull’immigrazione ha contato soprattutto le persone. Settecento ingressi. Mille ingressi. Centomila ingressi. Adesso dietro il numero compare qualcosa di diverso: ciò che quelle persone sanno fare.
Il fabbisogno italiano attraversa il confine
È qui che il modello assume una dimensione industriale. I programmi approvati dal Ministero non sono semplicemente corsi professionali organizzati all’estero: si inseriscono nel meccanismo che consente ai lavoratori formati di arrivare in Italia per lavoro fuori dalle quote dei decreti flussi. Il Bangladesh diventa così uno dei luoghi nei quali costruire competenze che possono successivamente incontrare la domanda italiana.
Ed è la stessa logica che anima Road To Italy di SIA Servizi Srl. Non partire dall’ingresso e cercare successivamente una collocazione. Partire dal vuoto che esiste nell’impresa italiana, individuare la professionalità necessaria, costruire formazione e preparazione nel Paese d’origine e accompagnare il percorso verso l’Italia attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento. SIA Servizi ha già programmi Road To Italy approvati dal Ministero in differenti Paesi e su specifiche professionalità tecniche, tra cui saldatori in Siria e Libano e tecnici delle reti elettriche in Albania.
Quando dietro la quota compare il mestiere
Settecento persone sono tante. Ma probabilmente il dato più significativo non è 700. Sono le parole che vengono dopo: saldatore, carpentiere, muratore, piastrellista, elettricista. Perché raccontano un cambiamento nella filosofia dell’ingresso per lavoro.
L’Italia ha bisogno di manodopera in diversi comparti. I Paesi terzi dispongono di persone che possono essere preparate per quelle professionalità. Tra i due estremi serve una filiera fatta di selezione, formazione, lingua, competenze, procedure e imprese. È quello spazio che progetti come Road To Italy cercano di presidiare: trasformare una necessità generica di personale in un percorso professionale organizzato.
Perché una quota dice quanti possono entrare. Un progetto di formazione prova invece a rispondere alla domanda successiva: chi deve entrare e cosa deve saper fare? È una differenza enorme. E forse è proprio da lì che comincia il passaggio dai flussi di persone ai flussi di competenze.





