L’imprenditoria straniera è una forza silenziosa che muove quasi un decimo del PIL. Secondo il Rapporto Unioncamere 2025, le imprese guidate da cittadini non comunitari superano le 510 mila unità. Settori trainanti: edilizia, ristorazione, logistica e servizi alle persone. Il valore aggiunto prodotto da queste attività sfiora 100 miliardi di euro.
Dietro ai numeri c’è la capacità di reinventarsi: rifugiati che diventano artigiani, saldatori, autisti o piccoli imprenditori. Spesso partono dai corsi di lingua e dai tirocini formativi. Il passaggio dall’integrazione lavorativa all’impresa autonoma è naturale per chi porta con sé competenze tecniche acquisite nei Paesi d’origine.
Le esperienze premiate da Camera di Commercio e Regioni mostrano che dove c’è formazione mirata, le start-up migranti resistono più a lungo della media. Da Torino a Bologna crescono i laboratori di mentoring per chi vuole aprire una partita IVA dopo un percorso d’inclusione.
Qui si inserisce il modello di SIA Servizi, che con Road To Italy accompagna i partecipanti dall’aula al cantiere, dallo stage all’impresa: italiano tecnico, bilancio delle competenze, tutoraggio amministrativo. L’obiettivo non è solo lavorare, ma creare valore e stabilità per sé e per la comunità.





