Italia | Lavorare senza aspettare il Decreto Flussi: cosa cambia davvero con il Decreto Cutro

C’è un passaggio della normativa sull’immigrazione per lavoro che molte imprese ancora conoscono poco. Eppure può cambiare profondamente il modo di cercare personale all’estero. Con il cosiddetto Decreto Cutro, il DL 20/2023 convertito nella legge 50/2023, è stato modificato l’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione. Il principio è importante: i cittadini di Paesi terzi residenti all’estero che completano specifici programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati dal Ministero del Lavoro possono arrivare in Italia per essere assunti al di fuori delle quote ordinarie del Decreto Flussi. Non una scorciatoia, dunque. Esattamente il contrario: un canale che attribuisce alla preparazione prima della partenza un valore centrale.

Il meccanismo ribalta in parte la vecchia prospettiva. Prima si individua il fabbisogno professionale, poi si costruisce il percorso. I programmi comprendono formazione specifica per la professione, elementi relativi alla sicurezza e una componente civico-linguistica necessaria per iniziare l’integrazione nel contesto italiano. Terminato con successo il percorso, l’ingresso per lavoro subordinato richiede comunque una richiesta nominativa del datore di lavoro; la domanda di visto deve essere presentata entro sei mesi dalla conclusione del corso e accompagnata dalla conferma della disponibilità all’assunzione. Il Ministero pubblica inoltre l’elenco dei programmi approvati.

È precisamente dentro questo spazio che acquista concretezza il lavoro di SIA Servizi attraverso Road To Italy®. Recruiting internazionale, lingua italiana, formazione civica e preparazione tecnico-professionale possono essere costruiti attorno alle necessità effettive dell’impresa, invece di cercare una soluzione quando la carenza di personale è già diventata emergenza. L’articolo 23 indica una strada: formare prima, integrare meglio, assumere attraverso un percorso regolato. È una differenza sostanziale. Perché il punto non è portare qualcuno in Italia e poi domandarsi quale lavoro possa fare. Il punto è sapere quale professionista serve e cominciare a prepararlo prima ancora che parta.