Nel 2025 oltre 930.000 alunni con cittadinanza non italiana sono tornati sui banchi di scuola, secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e di Integrazione Migranti. La maggior parte frequenta scuole primarie e secondarie, con una presenza sempre più significativa nelle regioni del Nord ma con una crescita costante anche al Centro e al Sud. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto restano in testa per numeri assoluti, ma Lazio e Toscana registrano incrementi a doppia cifra.
La sfida non è solo didattica. La lingua italiana resta la chiave di volta: gli ultimi rapporti MIUR parlano di oltre il 60% di studenti stranieri che necessitano di potenziamento linguistico, soprattutto nei primi anni di inserimento. Senza questa base, il rischio è un percorso scolastico a ostacoli, con ricadute anche future nel mondo del lavoro.
L’Italia sta investendo in progetti di inclusione scolastica e percorsi personalizzati, con fondi PNRR dedicati a laboratori linguistici e orientamento professionale. Programmi come “Scuola Aperta” e i patti educativi di comunità puntano a ridurre la dispersione scolastica, che tra gli studenti stranieri è ancora superiore del 30% rispetto alla media nazionale.
Il collegamento tra scuola e lavoro diventa così cruciale. Strumenti come il bilancio di competenze e la formazione tecnico-linguistica rappresentano il ponte tra istruzione e occupazione stabile. Ed è qui che realtà come Road To Italy® e SIA Servizi offrono percorsi integrati: corsi di lingua di base e avanzata, orientamento al lavoro, contatti diretti con aziende in cerca di personale formato. Un approccio che trasforma i numeri dell’inclusione scolastica in opportunità concrete per il futuro professionale di migliaia di giovani.




