Capitale umano, competenze e formazione tornano al centro dell’agenda delle imprese italiane. ANCE rilancia oggi il Forum Education e Open Innovation di Confindustria dedicato proprio alle professionalità necessarie per sostenere crescita e trasformazione delle filiere produttive. Ma per le aziende che quelle competenze non riescono a trovarle in Italia esiste una strada ancora poco conosciuta: costruirle nei Paesi terzi attraverso l’articolo 23. E adesso il percorso è anche più veloce: per i lavoratori formati all’estero il termine massimo previsto per il nulla osta è stato ridotto da 60 a 30 giorni.
La fabbrica del futuro ha bisogno prima di tutto di persone
Macchine più evolute, processi automatizzati, intelligenza artificiale, transizione energetica. La trasformazione industriale corre, ma alla fine torna sempre davanti allo stesso cancello: quello delle competenze. ANCE ha pubblicato oggi, 6 ottobre, il programma del Forum Education e Open Innovation, organizzato a Taormina il 22 e 23 ottobre e dedicato da Confindustria proprio al ruolo del capitale umano, della formazione e dell’innovazione per sostenere la crescita industriale e accompagnare le trasformazioni delle filiere produttive. Il tema arriva mentre una parte consistente delle aziende italiane continua a confrontarsi con professionalità difficili da reperire. Ed è forse proprio qui che bisogna cambiare domanda. Non soltanto: dove troviamo le persone che ci mancano? Ma: possiamo cominciare a formarle prima ancora che arrivino in Italia? È una differenza apparentemente sottile che cambia invece completamente la prospettiva. Perché consente di partire dalla macchina che deve essere utilizzata, dall’impianto che deve essere mantenuto, dal cantiere che deve aprire o dalla commessa che l’azienda deve consegnare. Prima il mestiere. Poi la persona.
Decreto Cutro, per chi viene formato all’estero il nulla osta scende a 30 giorni
È su questa frontiera che l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, modificato dal Decreto Cutro, assume un significato industriale oltre che migratorio. I cittadini di Paesi terzi che completano programmi di formazione professionale e civico-linguistica approvati dal Ministero del Lavoro possono accedere allo specifico canale di ingresso per lavoro fuori dalle quote del Decreto Flussi. Ma c’è un elemento ulteriore che rende oggi questo percorso ancora più interessante per le imprese. La legge n. 182 del 2025 ha modificato l’articolo 22 del TUI, riducendo da 60 a 30 giorni il termine massimo previsto per il rilascio del nulla osta ai lavoratori provenienti dai programmi dell’articolo 23. E il datore di lavoro può presentare la richiesta in qualunque momento dell’anno, indipendentemente dalle finestre del Decreto Flussi. Il percorso deve però mantenere una direzione precisa: individuare il fabbisogno dell’azienda italiana, scegliere il Paese terzo più adatto, selezionare i candidati e formarli sul mestiere richiesto insieme alla preparazione linguistica e civica. Poi l’ingresso legale e l’assunzione. Paese terzo → selezione e formazione professionale → ingresso legale in Italia → azienda italiana. Non una scorciatoia per far entrare lavoratori. Una filiera per preparare professionalità.
Road To Italy, trenta giorni alla fine di un percorso che comincia mesi prima
È qui che la missione di Road To Italy di SIA Servizi incontra il tema che oggi Confindustria pone davanti alle imprese: costruire capitale umano. Il lavoro può cominciare molto prima della richiesta del nulla osta. Un’azienda individua cinque, dieci o venti professionalità che non riesce a reperire. Definisce cosa devono saper fare. Nel Paese terzo vengono selezionati i candidati e costruito il percorso formativo. Italiano, educazione civica, sicurezza e soprattutto mestiere. Terminato positivamente un programma approvato, si entra nella fase amministrativa che può condurre all’ingresso e all’assunzione. Dal 2026, inoltre, i lavoratori che completano questi percorsi vengono iscritti al SIISL, aggiungendo un ulteriore strumento per rendere visibili le professionalità formate e favorire l’incontro con la domanda delle imprese. Il numero da ricordare, allora, oggi potrebbe non essere quello dei lavoratori che mancano. Potrebbe essere 30. Trenta giorni come termine massimo previsto per il nulla osta, alla fine di un processo che deve essere costruito molto prima. Perché il vero obiettivo non è accelerare il viaggio. È fare in modo che, quando quel viaggio comincia, dall’altra parte ci siano già un mestiere imparato e un’impresa italiana che ha bisogno proprio di quel mestiere.





