Fabbri e costruttori di utensili: difficile coprire il 77,2% delle posizioni. Fonditori, saldatori, lattonieri, calderai e montatori di carpenteria metallica: 75,8%. Montatori, riparatori e manutentori di macchine: 71,9%. Dietro le percentuali di Excelsior c’è una parte dell’Italia produttiva che cerca competenze e non riesce a trovarle. L’articolo 23 può offrire una strada diversa: costruire quelle professionalità nei Paesi terzi partendo esattamente dai mestieri richiesti dalle aziende italiane.
Quando a mancare non è il lavoro, ma il mestiere
Fabbri, saldatori, manutentori. Mestieri antichi e modernissimi allo stesso tempo, perché senza quelle mani anche la fabbrica più tecnologica prima o poi si ferma. I dati Excelsior mostrano quanto sia profonda la distanza tra domanda e disponibilità di alcune professionalità. Tra i profili più difficili da reperire, la quota raggiunge il 77,2% per fabbri ferrai e costruttori di utensili, il 75,8% per fonditori, saldatori, lattonieri, calderai e montatori di carpenteria metallica e il 71,9% per montatori, riparatori e manutentori di macchine. La difficoltà attraversa intere filiere: arriva al 67,5% nell’industria metallurgica e dei prodotti in metallo, al 60,8% nelle costruzioni, al 56,9% nel legno-mobile e al 55,5% nella meccatronica. Il dato generale di settembre conferma che il problema non è episodico: le imprese italiane programmano 565mila ingressi nel mese e dichiarano difficoltà nel reperire il 44,1% delle persone ricercate. Inoltre nel 65% delle assunzioni viene richiesta un’esperienza professionale specifica o maturata nello stesso settore. Non basta dunque trovare qualcuno disposto a lavorare. Bisogna trovare qualcuno che quel lavoro sappia farlo.
Formare un saldatore prima che arrivi in Italia
È qui che il Decreto Cutro cambia il punto di osservazione. L’articolo 23 permette di realizzare programmi approvati di formazione professionale e civico-linguistica direttamente nei Paesi di origine dei cittadini di Paesi terzi, finalizzati anche al successivo ingresso in Italia per motivi di lavoro. Immaginiamo allora di sostituire le percentuali con un caso concreto. Un’impresa metalmeccanica italiana ha bisogno di dieci saldatori e non riesce a trovarli. Il punto di partenza non deve essere cercare genericamente dieci lavoratori all’estero, ma definire quale saldatura devono conoscere, quali macchinari utilizzeranno, quali standard devono rispettare e quale livello professionale dovranno raggiungere. Solo dopo si individua il Paese terzo, si selezionano i candidati e si costruisce il percorso formativo sulla richiesta dell’impresa. Il mestiere viene imparato prima della partenza insieme alla lingua italiana e alla preparazione civica e lavorativa. Completato positivamente il programma approvato, si può attivare il successivo percorso per l’ingresso lavorativo fuori quota e l’assunzione presso l’azienda italiana. Anche l’ultimo tratto è ormai digitalizzato: dal giugno 2026 il Portale Servizi del Ministero dell’Interno consente la sottoscrizione e l’invio telematico del contratto di soggiorno anche per i lavoratori formati all’estero attraverso il modello LFE. Paese terzo → selezione → formazione sul mestiere → ingresso legale → azienda. Non una scorciatoia. Una programmazione.
Road To Italy, dalla distinta dei mestieri alla lista dei candidati
È questa la frontiera sulla quale lavora Road To Italy di SIA Servizi. I numeri indicano dove scavare: metallurgia, costruzioni, legno-arredo, meccatronica. Ma il passaggio successivo deve portare dentro le aziende. Parlare con l’imprenditore, il responsabile delle risorse umane o il direttore di produzione. Capire non soltanto quanti lavoratori mancano, ma cosa devono realmente saper fare. È da quella distinta dei mestieri che può nascere un progetto ex articolo 23: prima il fabbisogno italiano, poi la selezione nel Paese terzo, quindi la formazione e infine il percorso di ingresso e assunzione. Significa capovolgere un paradigma che per troppo tempo ha messo il viaggio davanti al lavoro. Qui accade il contrario. C’è una saldatrice accesa in un’officina italiana e qualcuno che deve imparare a utilizzarla a migliaia di chilometri di distanza. In mezzo ci sono formazione, regole e un percorso legale capace di collegare i due punti. Non bisogna cercare semplicemente un lavoratore. Bisogna sapere quale mestiere dovrà avere nelle mani quando arriverà.





