Artigiani cercasi: 293mila posti difficili da coprire. Il Decreto Cutro può riportare i mestieri nelle imprese italiane

Attrezzisti, meccanici, idraulici, saldatori, falegnami, elettricisti, autisti. Nell’artigianato italiano quasi sei assunzioni su dieci risultano difficili da realizzare e circa 293mila posizioni rischiano di rimanere senza la professionalità ricercata. Per alcuni mestieri il mismatch supera addirittura l’80%. Una fotografia che indica anche una possibile direttrice per il Decreto Cutro: partire dalle necessità delle piccole imprese italiane, selezionare nei Paesi terzi e formare persone esattamente sui mestieri che il nostro sistema produttivo non riesce a reperire.

L’Italia dei mestieri cerca persone

C’è un’Italia che non vive soltanto nei grandi stabilimenti industriali. È quella delle officine, delle falegnamerie, degli impianti da riparare, dei cantieri e delle piccole aziende nelle quali spesso una persona in meno significa una commessa in meno. Ed è proprio qui che la difficoltà di reperire personale raggiunge dimensioni particolarmente significative. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, nel 2025 le imprese artigiane hanno dichiarato difficoltà nel reperire il 59,7% delle entrate previste, contro il 47% registrato dall’insieme delle imprese italiane. In termini assoluti si parla di circa 293mila posizioni difficili da coprire. Ma è la lista dei mestieri a raccontare ancora meglio il problema: risultano difficili da reperire l’82,9% degli attrezzisti di macchine utensili, il 79,6% dei meccanici e riparatori di automobili, il 78,8% degli idraulici e posatori di tubazioni, il 77,7% degli specialisti della saldatura elettrica e secondo norme ASME, il 75,1% dei conducenti di autobus, tram e filobus, il 72,8% dei falegnami e il 71,8% degli elettricisti nelle costruzioni civili. Non significa che ogni posizione resterà necessariamente scoperta né che debba essere coperta con personale proveniente dall’estero. Significa però che esiste un patrimonio di mestieri che le imprese continuano a richiedere e che il mercato interno, da solo, fatica in molti casi a fornire. Il paradosso è tutto qui: mentre qualcuno racconta mestieri destinati a scomparire, migliaia di imprese italiane continuano disperatamente a cercare chi sappia farli.

Decreto Cutro, la formazione può cominciare migliaia di chilometri prima

È esattamente in questa distanza tra impresa e professionalità che può inserirsi l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, nella configurazione rafforzata dal Decreto Cutro. Ma il percorso deve essere costruito nel verso giusto. Non scegliere prima un Paese e poi domandarsi quali lavoratori portare in Italia. Bisogna partire dall’officina di Padova che cerca cinque attrezzisti, dall’impresa lombarda che necessita di idraulici o dalla falegnameria che non riesce più a reperire personale qualificato. L’azienda individua il fabbisogno e definisce le competenze. Soltanto allora si può costruire nel Paese terzo un programma approvato di selezione e formazione professionale e civico-linguistica coerente con quella necessità. Il candidato impara il mestiere richiesto, ma anche la lingua italiana, gli elementi civici, i diritti e la sicurezza sul lavoro. Chi completa positivamente il programma può successivamente accedere allo specifico canale per l’ingresso lavorativo fuori dalle quote ordinarie, attraverso le procedure previste e sulla base della disponibilità di un datore di lavoro all’assunzione. Paese terzo → selezione → formazione professionale → ingresso legale in Italia → assunzione presso l’impresa. Il Decreto Cutro, letto dalla porta di una piccola azienda, diventa così qualcosa di estremamente concreto: non cercare genericamente manodopera all’estero, ma provare a costruire la professionalità che manca.

Road To Italy, salvare un mestiere significa trovare qualcuno a cui insegnarlo

È qui che la missione di Road To Italy di SIA Servizi incontra un mondo enorme di piccole e medie imprese. Confartigianato indica già una sorta di mappa: attrezzisti, meccanici, idraulici, saldatori, tecnici di cantiere, autisti, falegnami, elettricisti, operatori di macchine utensili. Il passaggio successivo deve portare dalle percentuali alle aziende: individuare chi sta realmente assumendo, quantificare il fabbisogno, descrivere le competenze e verificare la possibilità di costruire un programma ex articolo 23. È un lavoro più complesso che pubblicare un annuncio e aspettare un curriculum. Ma quando i curriculum non arrivano, bisogna forse cominciare a costruire la competenza prima ancora di cercarla. C’è qualcosa di profondamente italiano in un falegname che insegna a riconoscere il legno, in un meccanico che conosce un motore dal rumore, in un saldatore che sa quanto deve durare un punto. Se quei mestieri rischiano di non trovare più mani, la soluzione può essere cercare nuove mani alle quali insegnarli. Anche lontano dall’Italia. Per farle arrivare, un giorno, esattamente davanti alla porta dell’impresa che le stava cercando.