Decreto Cutro, il lavoratore è formato e l’impresa lo aspetta: ecco la strada per assumerlo fuori quota

Il corso è terminato. La professionalità è stata acquisita. Dall’altra parte del confine c’è un’azienda italiana che ha bisogno proprio di quel mestiere. È qui che il Decreto Cutro smette di essere una norma e diventa una procedura: modello LFE, nulla osta fuori quota, visto, ingresso e contratto di soggiorno. Road To Italy entra dentro la macchina dell’articolo 23 per capire come si porta una competenza dal Paese terzo fino al posto di lavoro italiano.

Il click day qui non esiste

La prima cosa da sapere è probabilmente la più importante: l’impresa italiana può chiedere l’assunzione di un lavoratore formato all’estero in qualsiasi momento dell’anno. Non deve aspettare il Decreto Flussi e non compete per una quota. È questa una delle trasformazioni introdotte nell’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione dalla stagione normativa aperta con il Decreto Cutro. Il datore di lavoro entra nel Portale Servizi del Ministero dell’Interno e utilizza il modello LFE, dedicato a “Conversioni fuori quota e progetti speciali”. A quel punto il sistema dialoga con gli archivi del Ministero del Lavoro e verifica che quella persona compaia effettivamente negli elenchi dei cittadini che hanno completato un programma professionale e civico-linguistico approvato. Se il nominativo non c’è, la richiesta non parte. Fuori quota, dunque. Ma non fuori controllo.

Prima il mestiere, poi il nulla osta

È qui che il modello mostra la sua differenza rispetto all’immigrazione economica tradizionale. Il lavoratore non viene individuato genericamente dopo il suo arrivo: è già stato selezionato e formato nel Paese terzo. L’impresa presenta la richiesta nominativa, deve rispettare i requisiti previsti per l’assunzione e produrre l’asseverazione; non è invece richiesta la preventiva verifica presso il Centro per l’Impiego dell’indisponibilità di lavoratori già presenti in Italia. Anche un’agenzia di somministrazione può presentare la domanda. Ottenuto il nulla osta e successivamente il visto, il lavoratore entra in Italia. Dal 19 giugno anche per il modello LFE il contratto di soggiorno può essere gestito digitalmente sul Portale Servizi: dopo l’arrivo, il datore inserisce i dati di ingresso, sottoscrive la documentazione e la ritrasmette telematicamente allo Sportello Unico.

Road To Italy, partire dall’azienda e tornare indietro

Per Road To Italy di SIA Servizi è esattamente questo il punto nel quale la teoria diventa progetto industriale. Il percorso deve cominciare molto prima del modulo LFE. Un’azienda italiana ha bisogno di una professionalità. Da quel vuoto si torna indietro: si individua il Paese nel quale selezionare le persone, si costruisce la formazione professionale e civico-linguistica, si completano i programmi previsti dall’articolo 23 e soltanto allora si percorre la strada amministrativa verso l’Italia. Impresa → fabbisogno → Paese terzo → selezione → formazione → LFE → ingresso → assunzione. Il Decreto Cutro ha aperto una porta diversa. Road To Italy prova a costruire tutto ciò che deve esserci davanti e dietro quella porta. Perché la domanda decisiva non è più soltanto quanti lavoratori possano entrare in Italia. È quanti possano arrivare sapendo già cosa fare, dove farlo e quale azienda li sta aspettando.