Dal Mozambico all’Italia, la nuova frontiera può essere il lavoro: formare in Africa le professionalità che mancano alle nostre imprese

Italia e Mozambico stringono i rapporti nell’agroalimentare e nell’agribusiness. A Maputo sessanta stakeholder, imprese e istituzioni hanno discusso di investimenti, tecnologia e sviluppo delle filiere. Ma dietro le macchine c’è un’altra partita ancora da costruire: quella delle competenze. Il Decreto Cutro offre uno strumento preciso per trasformarla in un corridoio professionale: selezionare e formare lavoratori nel Paese africano per rispondere ai fabbisogni reali delle aziende italiane e accompagnarne successivamente l’ingresso legale in Italia.

L’Italia arriva in Mozambico. Adesso bisogna guardare alle persone

Macchine, tecnologie, trasformazione alimentare, meccanizzazione. Ma dietro ogni processo produttivo rimane una domanda inevitabile: chi farà funzionare tutto questo?

Il 14 e 15 settembre Maputo ha ospitato il Forum Mozambico-Italia sull’agroalimentare e l’agribusiness, organizzato da Ambasciata d’Italia, ICE e Camera di Commercio Mozambico-Italia e promosso dalla rete Agrifood Africa. Circa sessanta stakeholder, associazioni e imprese locali hanno incontrato il sistema italiano. Nella delegazione sono entrate realtà come TuttoFood, Cibus Tec, Grenexta e Unitec. Sul tavolo, investimenti e modernizzazione dell’agricoltura. Sullo sfondo anche il Centro Agroalimentare di Manica, inserito nelle iniziative del Piano Mattei.

È una fotografia economica. Ma può diventare qualcosa di più.

Perché quando due sistemi produttivi cominciano a conoscersi, il passaggio successivo può riguardare proprio ciò che oggi manca maggiormente alle imprese italiane: le professionalità.

Il Decreto Cutro può cambiare la direzione del ponte

Qui entra in gioco l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, modificato dal Decreto Cutro.

La norma consente di realizzare programmi di formazione professionale e civico-linguistica in tutti i Paesi terzi. I progetti devono essere collegati anche alla domanda di lavoro e, una volta completati positivamente i programmi approvati dal Ministero del Lavoro, i lavoratori possono accedere al canale per l’ingresso lavorativo in Italia al di fuori delle quote del Decreto Flussi.

Non significa che esista già un corridoio Mozambico-Italia. Significa che oggi esistono gli strumenti per costruirlo.

Ed è questa la partita.

Individuare aziende italiane con un fabbisogno reale. Capire quali mestieri non riescono a trovare. Selezionare in Mozambico persone compatibili con quei profili. Formarle tecnicamente, insegnare loro la lingua italiana, sicurezza, diritti e cultura civica. E soltanto alla fine accompagnare il percorso amministrativo che può portare all’ingresso e all’assunzione in Italia.

Road To Italy, il ponte va costruito al contrario

È la filosofia sulla quale lavora Road To Italy di SIA Servizi.

Non partire dal Mozambico dicendo: troviamo persone da portare in Italia.

Partire dall’Italia e chiedere alle imprese: “Quale professionalità non riuscite a trovare?”

Poi tornare indietro.

Azienda. Mestiere. Paese terzo. Selezione. Formazione. Ingresso legale. Assunzione.

Il Forum di Maputo ha avvicinato due sistemi produttivi. Il prossimo passo potrebbe essere avvicinare un bisogno italiano a una competenza mozambicana.

Perché il Decreto Cutro può funzionare davvero soltanto così: non cercare una destinazione a chi vuole partire. Costruire prima una destinazione professionale e poi preparare chi potrà raggiungerla.