Trieste corre, gli hotel si riempiono ma mancano lavoratori: Giudici a Road To Italy, «Ora dobbiamo cercarli prima e formarli»

Il presidente di Federalberghi Trieste Maurizio Giudici anticipa a RoadToItaly.eu i temi che saranno al centro del NET FORUM del 14 ottobre. Il turismo cresce, la stagionalità lascia spazio a un fabbisogno sempre più strutturale e nei prossimi tre anni sono attese circa 500 nuove camere tra hotel 4 e 5 stelle. «Non cercare genericamente lavoratori all’estero, ma cercare e formare le professionalità che le imprese non riescono a reperire sul mercato italiano».

L’Italia che incanta ha bisogno di persone

C’è un’Italia che non ha bisogno di presentazioni. Quella che si arrampica sulle Dolomiti, attraversa il verde delle colline toscane e umbre, corre lungo le coste della Sardegna, della Sicilia e della Puglia e risale l’Adriatico fino a incontrare il Carso e il mare di Trieste. È l’Italia delle botteghe, degli alberghi, dei ristoranti, dell’artigianato e di quel saper fare che ha reso il Made in Italy riconoscibile nel mondo.

Poi c’è Trieste. Piazza Unità d’Italia spalancata sul mare, la Bora, il Carso alle spalle, il porto, Miramare e quell’identità di città di confine che da sempre mescola lingue, culture e provenienze. Oggi anche i numeri raccontano la sua trasformazione: nel 2025 la città si è avvicinata al record storico di 1,6 milioni di presenze e nell’estate 2026 il Friuli Venezia Giulia ha continuato a correre, arrivando a luglio al terzo posto in Italia per crescita delle presenze, con un +7,8%.

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Mentre le camere si riempiono e il turismo cresce, trovare le persone necessarie a far funzionare quella macchina diventa sempre più difficile. Non è più soltanto il vecchio problema della stagione che comincia e del cameriere che manca. Il rischio è che il divario tra domanda e offerta di professionalità diventi strutturale.

È su questo terreno che il 14 ottobre il NET FORUM porterà a Trieste imprese, formazione e politiche attive del lavoro per ragionare sulla programmazione delle competenze. E in un presente quasi asfissiato dal racconto dell’Intelligenza Artificiale, il turismo ci riporta alla concretezza: l’AI può analizzare dati, prevedere flussi, incrociare domanda e offerta e diventare una straordinaria vetrina. Ma non può accogliere fisicamente un ospite alla reception, preparare una cucina, rifare una camera o intervenire su un impianto. Dietro la filiera dell’ospitalità continuano a esserci le persone.

Da qui parte il confronto di RoadToItaly.eu con Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste, che anticipa al nostro portale problemi, prospettive e possibili soluzioni di un settore che non può più permettersi di rincorrere l’emergenza.

Presidente, quanto è difficile oggi trovare le persone giuste?

Presidente, qual è oggi la reale dimensione della difficoltà di reperimento del personale nel turismo del territorio? E quali sono le professionalità che gli alberghi fanno più fatica a trovare?

«La difficoltà di reperimento del personale è oggi una delle principali criticità per le imprese alberghiere e, più in generale, per il sistema turistico del territorio.

Non parlerei più soltanto di una generica “mancanza di personale”, ma di un vero e proprio mismatch tra domanda e offerta di competenze.

Il turismo a Trieste sta vivendo una fase di forte crescita. Nel 2025 la città ha superato i 1,6 milioni di presenze, con un incremento a doppia cifra percentuale rispetto al 2024 e il 2026 al 30.06 registra un aumento delle presenze straniere del 11.6% sul 2025. È un risultato molto positivo, ma significa anche che dobbiamo poter contare su un numero adeguato di persone e, soprattutto, su professionalità coerenti con una domanda turistica sempre più qualificata.

A livello regionale, nel marzo 2026, il comparto dei servizi di alloggio, ristorazione e turismo prevedeva oltre 2.000 nuove entrate. Le imprese continuano tuttavia a segnalare importanti difficoltà di reperimento, dovute soprattutto alla scarsità di candidati e, in altri casi, alla preparazione non adeguata rispetto alle esigenze aziendali.

Per gli alberghi le figure più difficili da reperire sono, con caratteristiche diverse, receptionist e addetti al front office, personale di sala, cuochi e aiuto cuochi, personale ai piani e alcune professionalità tecniche, come i manutentori.

Nel caso di Trieste, inoltre, la forte componente internazionale della domanda rende particolarmente importanti le competenze linguistiche, la capacità di relazione con l’ospite e la conoscenza degli standard dell’ospitalità.

La questione, quindi, non è soltanto “trovare più lavoratori”, ma trovare persone con le competenze giuste e creare le condizioni perché possano rimanere nel settore».

Non più una stagione: bisogna programmare gli alberghi di domani

Ed è qui che il problema cambia natura. Perché se il turismo cresce durante tutto l’anno, anche la ricerca del personale non può più cominciare qualche settimana prima dell’apertura della stagione.

Il problema è ancora prevalentemente stagionale oppure stiamo entrando in una fase nella quale la carenza di alcune figure sta diventando strutturale e richiede una programmazione su più anni?

«La stagionalità continua naturalmente a caratterizzare una parte importante del turismo regionale, ma a Trieste il problema del personale ha assunto e assume sempre più una dimensione strutturale.

La città ha progressivamente ampliato la propria offerta e la domanda turistica non è più concentrata esclusivamente nei mesi estivi. Abbiamo turismo leisure, culturale, congressuale, crocieristico, business e legato ai grandi eventi.

La crescita delle presenze e la maggiore distribuzione dei flussi nell’arco dell’anno fanno sì che alcune professionalità siano necessarie con continuità.

Per questo dobbiamo cambiare prospettiva: la stagionalità riguarda ancora una parte della domanda di lavoro, ma la carenza di alcune competenze è ormai strutturale.

Questo significa che non possiamo limitarci a cercare personale quando inizia la stagione. Dobbiamo programmare oggi le professionalità che saranno necessarie fra due o tre anni anche nell’ottica delle prossime aperture: a Trieste nei prossimi 3 anni arriveranno circa 500 camere in hotel 4 e 5 stelle che, se correttamente guidate, saranno un booster per l’innalzamento della qualità del sistema turistico, ma le risorse umane sono “il” motore indispensabile.

Serve quindi una collaborazione più stretta fra imprese, associazioni di categoria, Regione, enti di formazione, scuole e mondo dell’istruzione, per costruire percorsi formativi collegati a un reale fabbisogno occupazionale. In questo senso Federalberghi Trieste ha avviato relazioni con la Regione.

L’obiettivo deve essere quello di passare da una logica di emergenza a una programmazione pluriennale delle competenze, d’altronde le aziende vivono sulla programmazione!».

Due lavoratori qui, tre lì: se il fabbisogno diventasse uno solo?

C’è però un ostacolo tipicamente italiano. Il nostro sistema produttivo vive di piccole e medie imprese. Un albergo può avere bisogno di due persone, quello accanto di tre, un altro ancora di un manutentore. Presi singolarmente sono numeri piccoli. Sommando quelle necessità, però, appare un mercato del lavoro completamente diverso.

Molte strutture possono avere bisogno singolarmente di due o tre persone. Ritiene che Federalberghi possa avere un ruolo nell’aggregare fabbisogni simili di più imprese, così da costruire percorsi comuni di selezione e formazione?

«Assolutamente sì. Credo che proprio questo possa essere uno dei principali valori aggiunti di un’associazione di categoria.

Il singolo albergo può avere bisogno di due receptionist, un cuoco, un manutentore o alcuni camerieri. Si tratta di fabbisogni numericamente limitati, che difficilmente consentono alla singola impresa di organizzare autonomamente un percorso strutturato di reclutamento e formazione.

Ma se aggregassimo le esigenze delle imprese del territorio, avremmo un fabbisogno territoriale significativo, sul quale poter costruire percorsi condivisi.

Federalberghi potrebbe, in questo senso, diventare un vero aggregatore della domanda di lavoro.

Penso, ad esempio, a un sistema nel quale gli alberghi comunicano con anticipo le professionalità di cui avranno bisogno; Federalberghi raccoglie e aggrega questi dati e, insieme alla Regione e agli enti di formazione, contribuisce a progettare percorsi mirati.

Non dovremmo più formare persone “in astratto”, ma formare persone sapendo che esiste una domanda concreta delle imprese.

Potremmo arrivare a costruire un vero e proprio osservatorio permanente sui fabbisogni professionali degli alberghi di Trieste, rilevando non soltanto il numero delle persone necessarie, ma anche profili, competenze, lingue, esperienza richiesta e prospettive di stabilizzazione.

In questo modo l’associazione diventerebbe un ponte concreto fra domanda delle imprese e offerta formativa e occupazionale».

Quando il lavoratore non c’è, la strada può iniziare prima dell’Italia

Ed è a questo punto che il ragionamento incrocia direttamente la missione di Road To Italy® e SIA Servizi.

Prima l’impresa. Prima il fabbisogno reale. Poi la ricerca della persona e la sua formazione. Soltanto alla fine l’ingresso in Italia e l’inserimento lavorativo.

È la logica dei percorsi di formazione pre-partenza previsti anche dall’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione: non cercare genericamente manodopera all’estero, ma costruire competenze sulla base di una necessità occupazionale già individuata.

Quando il mercato italiano non riesce a restituire determinate professionalità, può diventare utile guardare anche ai Paesi terzi, formando le persone prima del loro ingresso in Italia sulla base delle esigenze concrete delle imprese che dovranno poi assumerle?

«Sì, credo che questa possa essere una delle strade da considerare, naturalmente all’interno di percorsi regolari, trasparenti e programmati.

Non penso però a un modello nel quale prima facciamo arrivare le persone e poi cerchiamo loro un’occupazione.

Il percorso dovrebbe essere esattamente il contrario: prima individuiamo il fabbisogno delle imprese, poi formiamo le persone sulla base di quel fabbisogno e infine costruiamo il percorso di ingresso e inserimento lavorativo.

La formazione potrebbe iniziare già nel Paese d’origine e comprendere la preparazione professionale specifica, la conoscenza di base della lingua italiana, la sicurezza sul lavoro e gli elementi fondamentali della cultura dell’ospitalità italiana. D’altro canto esistono già normative in tal senso.

Si tratterebbe quindi di costruire veri e propri canali di formazione e lavoro, collegati a una domanda occupazionale già individuata.

È una direzione che trova già un riferimento nella programmazione nazionale dei flussi, che attribuisce un ruolo alla formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi di origine.

Anche in questo caso Federalberghi potrebbe svolgere un ruolo: aggregare le esigenze di più imprese, definire i profili professionali necessari e contribuire, insieme alle istituzioni e agli enti formativi, a costruire percorsi coerenti.

Il principio deve essere molto semplice: non cercare genericamente lavoratori all’estero, ma cercare e formare le professionalità che le imprese sanno di non riuscire a reperire sul mercato italiano.

Questo permetterebbe di trasformare quello che oggi viene spesso vissuto come un problema in un percorso programmato di formazione, occupazione e integrazione».

Da emergenza a programmazione: la partita si gioca adesso

Ed è forse proprio quest’ultima parola, programmazione, a tenere insieme tutto.

Il turismo triestino cresce. Le strutture aumentano. La domanda si internazionalizza. Il NET FORUM del 14 ottobre proverà a mettere intorno allo stesso tavolo imprese, formazione e politiche del lavoro. Ma i numeri, prima ancora dei convegni, raccontano che aspettare non basta più.

Se domani serviranno receptionist, cuochi, personale di sala, addetti ai piani e manutentori, bisogna cominciare a individuarli oggi. Se in Italia alcune professionalità non si trovano, esistono strumenti per allargare lo sguardo. E se le singole aziende esprimono numeri troppo piccoli per sostenere autonomamente un percorso, aggregare quella domanda può trasformare tante piccole necessità in un progetto territoriale.

Trieste, del resto, è sempre stata una porta. Una città che guarda il mare ma ha l’Europa alle spalle, abituata per storia e geografia all’incontro tra mondi diversi. Oggi potrebbe diventare anche un laboratorio: non soltanto per attrarre turisti dal mondo, ma per costruire prima le competenze di chi quel turismo, domani, dovrà accoglierlo.