Africa | Non chiamateli rifiuti: il continente scopre la miniera nascosta nei vecchi smartphone

C’è una miniera africana che non si trova sottoterra. È dentro telefoni inutilizzati, computer rotti, batterie, elettrodomestici e apparecchiature elettroniche arrivate alla fine del proprio ciclo di vita. La crescita della digitalizzazione sta aumentando anche in Africa la quantità di rifiuti elettronici e con essa una domanda inevitabile: cosa farne? Dentro quegli oggetti ci sono rame, alluminio e altri materiali recuperabili. Ci sono valore economico e, contemporaneamente, rischi ambientali enormi quando lo smaltimento avviene senza procedure adeguate. È uno dei paradossi della rivoluzione tecnologica: più diventiamo digitali, più dobbiamo imparare a gestire ciò che il digitale lascia dietro di sé.

L’economia circolare può trasformare il problema in un’opportunità. Raccolta, separazione dei componenti, riparazione, rigenerazione e recupero delle materie prime possono creare una filiera industriale nuova, soprattutto nelle grandi città africane. Ma non è un lavoro che può essere affidato all’improvvisazione. Batterie e componenti elettronici richiedono procedure di sicurezza, impianti adeguati e operatori preparati. È qui che una questione ambientale diventa anche industriale e sociale. Recuperare materiali significa ridurre gli sprechi, limitare l’importazione di nuove materie prime e creare professionalità che fino a pochi anni fa praticamente non esistevano.

Il punto torna quindi alle competenze. SIA Servizi, attraverso Road To Italy®, lavora proprio sulla formazione come passaggio tra una possibilità e un mestiere vero. Lingua italiana, preparazione professionale, specializzazioni successive e incontro con le imprese costruiscono un percorso invece di affidare il futuro al caso. L’economia circolare insegna, in fondo, qualcosa che vale anche per il capitale umano: ciò che apparentemente non trova spazio può diventare una risorsa enorme quando qualcuno possiede gli strumenti per riconoscerne il valore.