L’Italia che assume: storie vere e prospettive sull’ingresso di personale extra-UE qualificato

L’Italia sta cambiando passo nell’ingresso regolare di personale extra-UE qualificato grazie al Decreto Cutro (D.L. 20/2023, convertito nella L. 50/2023) e ai nuovi flussi programmati per il 2025. Non è solo questione di numeri, ma di storie reali: aziende che incontrano persone formate all’estero e le fanno entrare in produzione in tempi rapidi, abbattendo ritardi e burocrazia.

Nel Veneto, Confindustria Veneto Est segnala che alcune imprese hanno assunto lavoratori dal Bangladesh e dal Senegal; questi lavoratori avevano già competenze tecniche e linguistiche, per cui l’arrivo in Italia si è tradotto in un ingresso operativo nei cantieri nel giro di poche settimane. Altrove, nel settore dello sport, si chiede personale certificato – allenatori, preparatori atletici – da federazioni estere e università straniere, dimostrando che il mercato riconosce sempre più il valore delle competenze riconosciute anche se ottenute fuori dall’UE.

Le Linee Guida sulla formazione professionale e civico-linguistica ribadiscono che il lavoratore straniero formato all’estero, con titolo riconosciuto o con esperienza documentata, può accedere a procedure più snelle, inclusi ingressi fuori quota, come previsto dal Decreto Cutro. Inoltre, secondo UNIS&F nel Veneto, esistono tirocini per cittadini extra-UE (DGR 296/2015) che diventano opportunità concrete sia per le aziende locali sia per i lavoratori che vogliono integrarsi.

Crescita economica e mercato del lavoro richiedono competenze tecniche e linguistiche: saper parlare l’italiano, avere conoscenze specifiche, possedere esperienze pregresse formali fanno la differenza. Le imprese cercano profili pronti, che non partano da zero. Le trasformazioni legislative aiutano, ma da sole non bastano.

Ecco allora dove si inserisce il valore di percorsi strutturati come quelli di Road To Italy® e la mission di SIA Servizi: corsi di lingua italiana di base per comunicare, moduli tecnici di secondo livello per chi vuole specializzarsi, bilanci di competenze per valorizzare titoli e esperienze pregresse, e contatti diretti con aziende che assumono legalmente. Chi coniuga norme più favorevoli con formazione concreta può fare del decreto un’occasione, non un ostacolo, costruendo un profilo professionale solido e un’integrazione reale nel mercato del lavoro italiano.

di Marcello Bidoli – Consulente strategico in ambito HR, finanza e internazionalizzazione

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