Quando un’impresa italiana pensa al recruiting nei Paesi extra UE, la prima associazione continua a essere il Decreto Flussi. Ma esiste un’altra strada che sta diventando sempre più concreta. L’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione consente ai lavoratori che abbiano completato nei Paesi di origine programmi professionali e civico-linguistici approvati dal Ministero del Lavoro di entrare per essere assunti indipendentemente dalle quote fissate dai decreti flussi. E non stiamo parlando di un meccanismo teorico. Nell’elenco ministeriale dei programmi approvati compaiono ormai progetti in numerosi Paesi, tra cui Albania, Costa d’Avorio, Ghana, Kenya, Senegal, Etiopia, India e Tunisia. Tra quelli approvati nel maggio 2026 figurano, ad esempio, percorsi per saldatori in Sri Lanka, addetti al confezionamento tessile in Egitto e operatori delle costruzioni in Argentina.
La differenza è sostanziale. Non si individua semplicemente una persona disponibile per poi provare ad adattarla alla posizione. Si parte dal mestiere. Il programma deve costruire competenze professionali e preparazione civico-linguistica prima dell’ingresso in Italia. Il Ministero chiarisce che questo canale è stato introdotto proprio per rispondere al fabbisogno espresso dalle imprese e permette l’assunzione durante l’anno senza dipendere dalle quote ordinarie. Nel 2026 è arrivato un ulteriore tassello: per chi ha completato questi percorsi sono state definite anche le modalità di iscrizione al SIISL, aumentando il collegamento tra formazione svolta all’estero e mercato del lavoro italiano.
È praticamente il terreno naturale sul quale lavora SIA Servizi attraverso Road To Italy®. Individuare il bisogno dell’impresa, cercare le competenze nei Paesi di origine, aggiungere lingua italiana, formazione civica e preparazione professionale significa costruire il percorso prima che il lavoratore salga sull’aereo. Non è immigrazione affidata al caso e non è una scorciatoia amministrativa. È programmazione. Il Decreto Flussi continuerà ad avere un ruolo enorme – per il 2026 sono previsti 76.200 ingressi non stagionali e 88.000 stagionali – ma l’articolo 23 introduce un’altra idea: non partire dal numero di persone che possono entrare, ma dalle competenze di cui l’Italia ha realmente bisogno.





