Lo sfruttamento lavorativo non si combatte soltanto con i controlli. Servono prevenzione, collaborazione tra istituzioni e strumenti capaci di intercettare i bisogni delle persone prima che finiscano nelle mani dell’illegalità. È da questa consapevolezza che riparte la Basilicata, dove il Tavolo regionale di contrasto al caporalato ha riunito istituzioni, enti locali, servizi territoriali e soggetti del Terzo Settore per fare il punto sulle attività avviate nell’Alto Bradano e nel Metapontino. L’obiettivo è chiaro: consolidare una rete stabile che metta al centro la dignità del lavoro e favorisca percorsi di inclusione concreti per i cittadini di Paesi terzi. Il progetto si inserisce nell’ambito del programma Su.Pr.Eme.2, nato per superare la logica dell’emergenza e costruire un modello strutturale di prevenzione dello sfruttamento lavorativo.
Negli ultimi anni il fenomeno del caporalato ha dimostrato di essere molto più complesso di un semplice problema di ordine pubblico. Interessa intere filiere produttive, coinvolge lavoratori vulnerabili e richiede risposte coordinate che spaziano dall’accoglienza all’orientamento, dalla tutela sanitaria alla formazione linguistica e professionale. In Basilicata stanno assumendo un ruolo sempre più importante i Poli Sociali Integrati, presìdi territoriali che accompagnano i lavoratori nell’accesso ai servizi, favoriscono la mediazione culturale e contribuiscono a creare condizioni di legalità nelle aree agricole più esposte. Un approccio che guarda alla persona nella sua interezza e che punta a costruire percorsi di autonomia, riducendo il rischio di sfruttamento e marginalizzazione.
È proprio qui che la formazione diventa uno degli strumenti più efficaci. Conoscere la lingua italiana, comprendere diritti e doveri, acquisire competenze tecniche e affrontare il mercato del lavoro con una preparazione adeguata significa creare le condizioni per un’integrazione reale e duratura. È una visione che da anni ispira anche SIA Servizi, operatore specializzato nella formazione professionale e nelle politiche attive del lavoro. Attraverso Road To Italy®, il percorso prende forma già nei Paesi di origine con corsi di lingua italiana, formazione specialistica e accompagnamento verso un inserimento lavorativo regolare. Un modello che mette al centro la persona e dimostra come legalità, competenze e lavoro possano diventare i pilastri di una migrazione ordinata, sostenibile e capace di generare valore sia per le imprese sia per i territori.





