Abruzzo, la crescita corre ma mancano lavoratori: da Pescara la sfida che guarda ai Paesi terzi

Agli Stati Generali dell’Economia emerge il paradosso di una regione che cresce mentre si restringe la platea di lavoratori disponibili. Formazione, competenze e nuovi talenti diventano centrali. SIA Servizi e Road To Italy® presenti al Summit per seguire da vicino una sfida che incrocia il cuore del progetto.

L’Abruzzo accelera. Ma chi sosterrà la crescita?

PESCARA – Un’economia che corre, la disoccupazione che scende e un sistema produttivo che chiede nuove competenze. Ma sullo sfondo una domanda destinata a diventare sempre più pressante: dove trovare i lavoratori necessari per accompagnare questa crescita? È uno dei temi emersi dalla sesta edizione dell’Abruzzo Economy Summit – Stati Generali dell’Economia, andata in scena il 24 e 25 settembre all’Aurum di Pescara. Due giorni di confronto tra istituzioni, imprese ed esperti su economia, geopolitica, infrastrutture e futuro del lavoro, seguiti anche da SIA Servizi e Road To Italy®. I numeri richiamati dal presidente della Regione Marco Marsilio raccontano un territorio in movimento: PIL cresciuto di quasi il 10% dal 2019, disoccupazione scesa al 4,4% e quella femminile passata dal 13% al 7%. Dietro questi dati, però, emerge il paradosso: manifattura, aerospazio e comparti innovativi hanno bisogno di professionalità mentre declino demografico e fuoriuscita dei giovani restringono progressivamente il bacino dal quale attingere.

Dai Paesi terzi all’impresa: prima formare, poi partire

È qui che il dibattito di Pescara incrocia direttamente uno dei temi sui quali SIA Servizi e Road To Italy® lavorano: non semplicemente cercare manodopera all’estero, ma partire dai fabbisogni delle aziende, individuare le professionalità necessarie e costruire percorsi di formazione prima dell’arrivo in Italia. Nel materiale del Summit viene evidenziato proprio il ruolo dei percorsi professionali realizzati direttamente nei Paesi terzi, con università e ITS che possono contribuire alla certificazione delle competenze e al loro allineamento agli standard richiesti dal sistema produttivo italiano. È un cambio di prospettiva sostanziale: il lavoratore non arriva per riempire semplicemente una casella rimasta vuota, ma dopo un percorso che può prepararlo alla professione, alla lingua e al contesto nel quale sarà chiamato a inserirsi. Un modello nel quale formazione, fabbisogni reali delle imprese e integrazione diventano parti dello stesso percorso.

Il Made in Italy cambia pelle: tradizione, formazione e nuove competenze

Ed è proprio sulla qualità delle competenze che il confronto ha trovato un altro punto di contatto. Nicola Di Sipio, fondatore e presidente di Raicam, ripercorrendo le trasformazioni dell’automotive e della manifattura italiana, ha indicato nella forza dei distretti produttivi e nel “saper fare” una delle ragioni storiche della resilienza del Made in Italy. Ma la tradizione, da sola, non basta più: per misurarsi con il mercato globale occorre fare sistema e costruire filiere formative avanzate capaci di preparare i lavoratori alle nuove esigenze dell’industria. Una sfida che ormai corre insieme a quella tecnologica. Vincenzo Di Nicola, responsabile del Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital, ha posto l’accento sulla necessità di conservare in Italia e in Europa il controllo del know-how strategico, investendo nelle competenze digitali e nella formazione di nuove professionalità tecniche. Anche qui il filo conduttore torna ad essere lo stesso: istituzioni, università e imprese chiamate a cooperare perché innovazione e capitale umano possano crescere insieme.

RoBee sale sul palco: quando cambia anche il lavoro

A rendere plastico il senso della trasformazione è stato anche RoBee, il robot umanoide cognitivo Made in Italy sviluppato da Oversonic Robotics e presentato sul palco di Pescara. Una tecnologia pensata per affiancare l’uomo nelle attività più usuranti o pericolose e capace di adattare il proprio comportamento al contesto nel quale opera. Ma dietro la macchina torna ancora una volta il tema delle persone: la diffusione della robotica nei processi produttivi sposta la domanda verso nuove competenze, tecnici, programmatori e manutentori in grado di lavorare insieme a queste tecnologie. Un’altra faccia, dunque, della stessa sfida raccontata dal Summit: mentre cambia l’industria, deve cambiare anche la formazione.

Non bastano infrastrutture e investimenti: servono persone

Il Summit ha quindi allargato lo sguardo. Pescara-Roma, sistema portuale adriatico, trasporto aereo, autostrade e logistica: rendere l’Abruzzo più connesso significa aumentarne la capacità di attrarre investimenti, imprese, ma anche persone e professionalità. In uno scenario internazionale sempre più instabile, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha legato questo sviluppo anche alla sicurezza: «La sicurezza non produce da sola benessere e ricchezza, ma crea le condizioni perché possano essere prodotti. Per anni economia e sicurezza sono state considerate dimensioni separate. Oggi non più. Ogni economia vive di flussi: merci, materie prime, energia, informazioni e dati». Flussi da proteggere, dunque, ma anche territori da rendere capaci di sostenere la propria crescita. Ed è qui che tutti i fili finiscono per ricongiungersi. L’Abruzzo può correre, ma per continuare a farlo avrà bisogno di persone. Trattenere i giovani, formare nuove competenze e, parallelamente, costruire canali organizzati attraverso i quali preparare e integrare professionalità provenienti dai Paesi terzi. È una sfida che SIA Servizi e Road To Italy®, presenti a Pescara, osservano da una prospettiva concreta: partire dalla formazione, costruire competenze e trasformare la distanza tra un Paese terzo e un’impresa italiana in un percorso organizzato. Perché dietro la crescita di un territorio, alla fine, ci sono sempre le persone.

Articolo e servizio di

Vjera Gutesa