Il turismo italiano continua a correre, ma dietro camere occupate, ristoranti pieni e una domanda che in molte destinazioni rimane sostenuta c’è un problema che ormai accompagna quasi ogni stagione: trovare le persone. Cuochi, addetti di sala, personale alberghiero, manutentori e altre figure operative sono diventati, in molti territori, una delle variabili più complicate da governare. Non basta più pubblicare un annuncio qualche settimana prima dell’inizio della stagione. La partita si sta spostando sempre più sulla capacità di programmare, formare e trattenere le competenze.
È da questa consapevolezza che parte NET FORUM 2026, in programma il 14 ottobre a Trieste, nella Sala Rossa della Camera di Commercio Venezia Giulia, in Piazza della Borsa. L’iniziativa, promossa da S3.Studium e Fondo Conoscenza, metterà intorno allo stesso tavolo imprese, rappresentanti del sistema turistico, formazione, istituzioni e parti sociali per affrontare uno dei nodi più delicati del mercato del lavoro.
Non soltanto trovare personale: capire quale servirà
Il punto di partenza è interessante perché sposta il problema. Non soltanto: quante persone mancano oggi? Ma: quali competenze serviranno alle imprese domani e come possiamo iniziare a costruirle prima che il fabbisogno diventi emergenza? Nel programma trovano spazio la Labour Market Intelligence, le reti formative e la possibilità di costruire modelli capaci di mettere maggiormente in comunicazione domanda e offerta di competenze. Al confronto prenderanno parte, tra gli altri, rappresentanti di Federalberghi, Unioncamere, Regione Friuli-Venezia Giulia, ITS e fondi interprofessionali.
Ed è probabilmente questa la prospettiva più interessante dell’appuntamento triestino. Perché continuare a osservare il mercato del lavoro soltanto attraverso le posizioni che rimangono scoperte significa fotografare un problema quando è già arrivato. La vera sfida è riuscire ad anticiparlo.
Il turismo davanti alla sfida della programmazione
Per un’impresa alberghiera il fabbisogno può essere relativamente piccolo: due persone in cucina, tre in sala, qualche figura per housekeeping o manutenzione. Presi singolarmente sono numeri che difficilmente giustificano la costruzione di un grande progetto di recruiting e formazione. Ma se dieci strutture dello stesso territorio manifestano contemporaneamente la stessa necessità, il quadro cambia completamente: il piccolo fabbisogno della singola azienda diventa un grande fabbisogno territoriale.
Ed è qui che associazioni datoriali, enti di formazione e organismi capaci di leggere il mercato possono assumere una funzione decisiva: aggregare esigenze simili e trasformarle in percorsi strutturati. Non cercare semplicemente venti lavoratori, ma costruire venti professionalità.
Dall’Italia ai Paesi terzi: quando la formazione può cominciare prima
Dentro questo scenario esiste anche un’altra strada che merita di entrare nel dibattito. Quando determinate professionalità non risultano sufficientemente disponibili sul mercato interno, la programmazione può iniziare ancora prima e spostarsi nei Paesi terzi. È uno degli ambiti sui quali lavora Road To Italy®, progetto di SIA Servizi: partire dal fabbisogno reale dell’impresa italiana, individuare le professionalità necessarie e costruire nei Paesi d’origine percorsi di selezione e formazione professionale e civico-linguistica.
L’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione, nell’ambito dei programmi approvati e nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa, consente infatti di formare lavoratori stranieri nei Paesi di origine in vista del successivo inserimento nel mercato del lavoro italiano. Il concetto, ancora una volta, è quello dell’anticipo: non attendere l’arrivo di una persona in Italia per scoprire successivamente quali competenze possieda, ma partire dalle esigenze delle aziende che dovranno assumerla e costruire a monte una parte della preparazione necessaria. Lingua italiana, terminologia professionale, sicurezza, cultura del lavoro e competenze tecniche possono così diventare parti di uno stesso percorso.
Politiche attive e formazione: le persone possono essere costruite anche in Italia
Guardare ai Paesi terzi, però, non significa dimenticare le risorse già presenti sul territorio. L’altra grande leva è rappresentata dalle Politiche Attive del Lavoro e dalla formazione finanziata, attraverso strumenti che possono consentire alle imprese, laddove ricorrano i requisiti previsti, di formare persone disoccupate o inoccupate sulle professionalità realmente necessarie.
Le due strade non sono necessariamente alternative. Da una parte si può intervenire sui fabbisogni immediati, formando persone già disponibili in Italia. Dall’altra si possono programmare nel medio periodo quelle professionalità che il mercato interno fatica strutturalmente a restituire. È una distinzione particolarmente importante per il turismo, settore nel quale urgenza stagionale e programmazione di lungo periodo convivono continuamente.
Trieste può diventare un laboratorio
NET FORUM arriva quindi in un momento nel quale il problema non sembra essere più soltanto quantitativo. Il vero tema è costruire un sistema capace di sapere prima quali persone serviranno, dove serviranno e quali competenze dovranno possedere. Trieste e il Friuli-Venezia Giulia, territori nei quali turismo, logistica, mobilità internazionale e rapporti transfrontalieri convivono naturalmente, possono rappresentare un laboratorio particolarmente interessante.
Il 14 ottobre imprese, associazioni e formazione proveranno a mettere insieme i diversi pezzi. E forse la domanda dalla quale partire è molto semplice: se sappiamo già quali professionalità saranno difficili da trovare nella prossima stagione, perché aspettare la prossima stagione per cominciare a cercarle?
La sfida del lavoro, sempre più spesso, si gioca proprio lì: non rincorrere il fabbisogno. Anticiparlo.





