Non è soltanto una sensazione raccolta davanti ai cancelli delle fabbriche. Tra le imprese Confindustria che hanno ricerche di personale in corso, il 70,4% dichiara difficoltà nel trovare le persone necessarie. Il problema riguarda soprattutto competenze tecniche e mansioni manuali. Un vuoto che apre una prospettiva precisa per l’articolo 23: partire dal fabbisogno dell’azienda italiana, selezionare e formare professionalità nei Paesi terzi e costruire il successivo ingresso legale finalizzato all’assunzione.
Sette imprese su dieci cercano. E fanno fatica a trovare
La macchina produttiva italiana continua a girare, ma in troppe aziende c’è un ingranaggio che diventa sempre più difficile sostituire: quello delle persone. L’Indagine Confindustria sul lavoro 2026, riferita al 2025, restituisce una fotografia particolarmente significativa. Tra le imprese con ricerche di personale in corso, il 70,4% segnala difficoltà di reperimento, in aumento rispetto al 67,8% della precedente rilevazione. Ma è entrando dentro quel numero che si comprende davvero il problema: tra le aziende che faticano a trovare personale, il 55,8% indica una carenza di competenze tecniche, mentre il 44% segnala difficoltà nel reperire persone per mansioni manuali. Le imprese stanno reagendo: l’83,4% di quelle alle prese con carenze di personale o competenze ha già adottato almeno una contromisura e il 57,2% punta sulla formazione interna. Ma formare chi è già dentro la fabbrica non può essere l’unica risposta quando, fuori da quel cancello, la professionalità necessaria continua a non presentarsi. È qui che la questione cambia prospettiva. Perché se conosciamo l’azienda che cerca, il mestiere che manca e le competenze che servono, abbiamo già in mano i primi tre elementi per costruire un percorso diverso.
Il Decreto Cutro può portare la formazione fuori dai confini italiani
L’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione permette di spostare una parte di quella formazione ancora più indietro, prima dell’ingresso del lavoratore in Italia. I programmi approvati dal Ministero del Lavoro consentono infatti di realizzare nei Paesi terzi percorsi di formazione professionale e civico-linguistica finalizzati al successivo ingresso regolare per motivi di lavoro. La direttrice deve però partire dall’impresa italiana: quali figure non riesce a trovare? Quante persone intende assumere? Quali competenze devono possedere? Soltanto dopo entra in scena il Paese terzo. Lì si selezionano i candidati e si costruisce una formazione coerente con il mestiere richiesto, affiancando competenze tecniche, lingua italiana, educazione civica, diritti e sicurezza sul lavoro. Chi completa positivamente un programma approvato può successivamente accedere allo specifico percorso di ingresso lavorativo fuori dalle quote ordinarie del Decreto Flussi, attraverso la procedura prevista e con un datore di lavoro disponibile all’assunzione. E dal 2026 i soggetti proponenti devono iscrivere al SIISL i lavoratori che hanno concluso questi programmi, rendendo ulteriormente strutturato l’incontro tra professionalità formate all’estero e domanda delle imprese. Paese terzo, selezione e formazione professionale, ingresso legale in Italia, assunzione presso un’azienda italiana. Una filiera che può cominciare proprio da quel 70,4% fotografato da Confindustria.
Road To Italy, trasformare una ricerca di personale in un progetto
È esattamente qui che si colloca la missione di Road To Italy di SIA Servizi. Il dato nazionale serve a indicare il problema, ma il lavoro vero comincia quando si scende dal 70,4% alla singola azienda. Una carpenteria che cerca saldatori. Un’impresa metalmeccanica che non trova manutentori. Un’azienda che ha bisogno di elettricisti, operatori CNC o tecnici specializzati. Da quel momento il posto di lavoro smette di essere una statistica e può diventare il punto di partenza di un progetto: definire il profilo, individuare il Paese nel quale reperire candidati compatibili, selezionarli, formarli e accompagnare chi completa positivamente il percorso attraverso le successive procedure di ingresso e assunzione. Il Decreto Cutro, letto così, non è semplicemente uno strumento per governare l’immigrazione. Può diventare anche uno strumento attraverso il quale programmare una parte delle competenze delle quali il sistema produttivo italiano ha bisogno. La fabbrica indica il posto vuoto. La formazione costruisce la professionalità. La legge disegna il percorso per farli incontrare. Perché prima ancora di chiedersi da quale Paese arriverà un lavoratore, bisogna sapere quale azienda lo sta aspettando.





