Italia | 2,6 milioni di lavoratori stranieri, ma c’è un talento che continuiamo a sprecare

Non sono più una componente marginale del mercato del lavoro italiano. Nel 2025 gli occupati stranieri hanno sfiorato 2,6 milioni e rappresentato il 10,7% dell’occupazione complessiva. Il dato più interessante del XVI Rapporto del Ministero del Lavoro è però un altro: la componente straniera ha contribuito in maniera significativa alla crescita dell’occupazione, con gli extra UE aumentati del 3,6%, contro lo 0,5% registrato dagli italiani. Le imprese ne hanno bisogno e i numeri ormai lo certificano. Eppure resta aperto un problema enorme: troppo spesso quel lavoro continua a concentrarsi nelle qualifiche più basse.

Qui nasce il paradosso. L’Italia lamenta carenza di tecnici e contemporaneamente rischia di utilizzare una parte dell’immigrazione molto al di sotto delle competenze disponibili. Il vecchio modello del “prima arriva, poi vediamo cosa sa fare” mostra tutti i suoi limiti. La direzione normativa sta infatti cambiando. I programmi dell’articolo 23 consentono di formare professionalmente e linguisticamente i lavoratori nei Paesi di origine e di assumerli fuori dalle quote ordinarie; dal 2026 questi profili possono inoltre essere iscritti al SIISL, rendendo più strutturato l’incontro tra preparazione acquisita all’estero e domanda delle aziende italiane.

È esattamente qui che il modello di SIA Servizi attraverso Road To Italy® acquista un significato diverso dal semplice recruiting internazionale. Si parte dal fabbisogno dell’azienda, si cercano le persone, si valutano le competenze e si costruiscono lingua italiana e formazione professionale prima dell’inserimento. Non serve all’Italia soltanto avere più lavoratori. Serve avere la persona giusta nel posto giusto. Perché un elettricista utilizzato come manodopera generica non rappresenta soltanto un’occasione persa per lui. È una competenza persa anche per noi.