L’Africa rischia di rallentare la propria corsa proprio mentre il continente sta vivendo una delle fasi di crescita economica più importanti della sua storia recente. A lanciare l’allarme è il dibattito riacceso dopo le manifestazioni anti-immigrazione che hanno interessato diverse città del Sudafrica, dove migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo l’espulsione degli immigrati irregolari. Episodi che riportano sotto i riflettori un fenomeno ben più ampio della cronaca: il ritorno di sentimenti xenofobi e nazionalisti che mettono in discussione uno dei pilastri dell’Agenda 2063 dell’Unione Africana, vale a dire la progressiva libera circolazione delle persone all’interno del continente. L’obiettivo dichiarato era costruire un’Africa più integrata, capace di favorire lo sviluppo economico attraverso la mobilità di lavoratori, imprese e competenze. Oggi, però, quel progetto si confronta con paure, tensioni sociali e difficoltà economiche che stanno alimentando un clima di crescente ostilità verso gli stranieri.
La questione va ben oltre il solo Sudafrica. Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, oltre venti milioni di persone vivono già oggi in un Paese africano diverso da quello di nascita. Una mobilità che rappresenta una risorsa fondamentale per sostenere la futura Area Continentale Africana di Libero Scambio (AfCFTA), destinata ad aumentare gli scambi commerciali tra gli Stati africani e a favorire la nascita di nuove filiere produttive. Senza la possibilità di spostare lavoratori qualificati, tecnici, imprenditori e professionisti, anche gli investimenti rischiano però di rallentare. Il lavoro segue le competenze e le competenze seguono le opportunità. È una dinamica che riguarda l’Africa così come l’Europa. Le imprese cercano personale dove esistono professionalità disponibili, mentre i lavoratori si muovono verso territori capaci di offrire prospettive di crescita. Quando prevalgono paura e chiusura, a perdere non sono soltanto le persone direttamente coinvolte, ma l’intero sistema economico.
In questo scenario diventa sempre più evidente la differenza tra migrazioni irregolari e percorsi costruiti attraverso formazione, legalità e domanda reale di lavoro. La mobilità internazionale può trasformarsi in una leva di sviluppo quando nasce da competenze certificate, da una preparazione linguistica adeguata e dall’incontro tra il fabbisogno delle imprese e le professionalità disponibili. È proprio questa la filosofia che ispira l’attività di SIA Servizi e del progetto Road To Italy®, impegnati nella costruzione di percorsi che partono dalla formazione, attraverso corsi di lingua italiana di base e di secondo livello, per arrivare all’inserimento nel mondo del lavoro. In un momento storico in cui molti Paesi sono chiamati a trovare un equilibrio tra sicurezza, sviluppo economico e inclusione, investire sulle competenze significa offrire una risposta concreta alle esigenze delle aziende e, allo stesso tempo, costruire opportunità fondate sulla preparazione delle persone e sul pieno rispetto delle regole.





